Crisi sociale e politica: mons. Caiazzo (Matera), “non far prevalere gli interessi personali a scapito della comunità”

“Calandoci nel momento storico che stiamo vivendo, ci rendiamo conto di quanto dobbiamo essere tutti più eucaristici. Sull’esempio di Maria siamo invitati a non far prevalere l’interesse personale a scapito della comunità”. Lo ha detto l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, nell’omelia della messa che ha celebrato ieri sera in cattedrale nella solennità del Corpus Domini. Dopo aver ricordato un pensiero di don Tonino Bello su Maria “donna della convivialità e dell’Eucarestia”, il presule l’ha indicata come “immagine di una ‘Chiesa in uscita’, dove i battezzati si sentono coinvolti a testimoniare la propria fede attraverso momenti d’incontro, di dialogo, di collaborazione, ricerca di comunione. Tutte prerogative indispensabili per promuovere il bene comune”. “Chi, come Maria, è posseduto dallo Spirito Santo – ha aggiunto l’arcivescovo –, porta dentro di sé la forza dell’Amore che ci dona il Verbo che si fa carne nella nostra carne per quella dei tanti fratelli che, pur non chiedendolo apertamente, aspettano spesso in silenzio di essere visitati, accompagnati, serviti, amati nella loro condizione di uomini e donne bisognose di liberazione”. Guardando alla situazione politica attuale, l’arcivescovo ha sottolineato come “in questi giorni abbiamo toccato con mano le fragilità umane che si sono manifestate in tutte le loro sfaccettature”. “La litigiosità politica ci ha portati ad assistere, increduli, a forme di reazioni arroganti e la mancanza di rispetto verso la più alta autorità dello Stato”. In tutti gli ambienti della vita pubblica, sociale, ecclesiale, vengono segnalati “tempi di grande confusione: più che dialogare si litiga”. “Piuttosto che confrontarsi si cerca, attraverso l’arroganza e la presunzione, la convenienza, il tornaconto personale – ha denunciato mons. Caiazzo –. Invece di un bene superiore si sponsorizza la singola persona perché questa si affermi all’attenzione come bandiera da sventolare. Si cerca il plauso denigrando gli altri. È esattamente il contrario dell’Eucaristia che stiamo celebrando e della quale ci nutriamo”. Infine un monito: “Il cambiamento non avviene a colpi di slogan, di bandiere da issare, di colori da sventolare in base ai venti che soffiano”. Quando si cerca di cavalcare l’onda del populismo dove gli interessi prevalgono sul bene comune, ogni azione, ogni programma, la stessa carità, saranno come una campana stonata che disorienta: più che raccogliere e unire gli animi li disperde”.

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