Vita: Mpv, concluso a Padova il seminario primaverile nazionale “Vittoria Quarenghi”

“Vita che spera, speranza che vive” è il tema del seminario primaverile nazionale “Vittoria Quarenghi”, organizzato dal 27 al 29 aprile a Padova dal gruppo giovani del Movimento per la vita (Mpv) italiano con la partecipazione di 60 universitari e dottorandi da tutta Italia oltre a giovani veneti. Inaugurando i lavori Marina Casini Bandini, ricercatrice di Bioetica all’Università Cattolica di Roma, da poco presidente del Mpv, ha denunciato le pressioni culturali antropologiche che pongono il rischio di una disumanizzazione della società. Tra i relatori della tre giorni, segnata anche dalla morte del piccolo Alfie Evans, Assuntina Morresi (Comitato nazionale bioetica) e Mattia Ferraro (Unione giuristi cattolici italiani). In calendario alcuni laboratori su obiezione di coscienza, genome editing, utero in affitto e applicabilità e limiti dell’autodeterminazione. Si è parlato, fra l’altro, anche di transumanesimo, concezione antropologica “fondata sul mito del miglioramento che non riconosce la finitezza dell’uomo”, e delle fake news “che oggi circolano frequentemente riguardo la famiglia”.
Questa edizione ha segnato i primi dieci anni di attività dell’Équipe nazionale giovani, anniversario celebrato nella mattinata di domenica 29 aprile con l’incontro conclusivo presso lo Studio teologico della Basilica del Santo. Ai saluti di Irene Pivetta e Marco Alimenti, responsabili nazionali giovani Mpv e membri della giunta esecutiva del Mpv, hanno fatto seguito gli interventi di Giuseppe Grande, segretario generale , che ha sottolineato l’importanza di “fare della sfida della vita la prima sfida della nostra vita”, di Leo Pergamo, responsabile nazionale giovani Mpv dal 2006 al 2015, che ha ribadito la necessità di “mettere insieme l’entusiasmo del giovane con l’esperienza dell’adulto”. Per Tony Persico, proboviro nazionale Mpv, “se fossimo volontari tristi, allora non saremo credibili”.

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