Somalia: Save the Children, “427.000 persone colpite dall’alluvione, accresciuto rischio di malnutrizione ed epidemie”

“Sono 427.000 le persone colpite dall’alluvione in Somalia: di queste 175.000 persone già sfollate l’anno scorso a causa della siccità e della fame sono state costrette dai catastrofici allagamenti a spostarsi nuovamente, divenendo ancora più vulnerabili alla malnutrizione e a malattie quali diarrea acuta e colera”. È quanto denuncia oggi Save the Children, evidenziando “il peggioramento di una situazione umanitaria già fragile: in Somalia circa 5,4 milioni di persone sono in condizioni di bisogno”. A causare le alluvioni lo straripamento dei due maggiori fiumi della Somalia, con il livello dello Shebelle che ad aprile ha raggiunto quasi 4 metri in pochi giorni: a una settimana dal loro inizio, le piogge non accennano a diminuire. “Circa 122.580 persone – prosegue l’organizzazione – sono fuggite dalle loro case, mentre il fiume distruggeva abitazioni, terreni agricoli e colture, dentro alla città e fuori. Alcuni di coloro che sono stati colpiti dallo straripamento erano già sfollati che vivevano in campi a bassa quota in seguito alla devastante siccità del 2016 e alla conseguente crisi alimentare”. Secondo quanto riferito da Save the Children, “gli agricoltori hanno perso le colture destinate al commercio, quasi pronte per essere raccolte, mentre le rudimentali rete fognarie sono state spazzate via. Alcune scuole sono state allagate e chiuse e il rischio di epidemie di colera è alto”. L’organizzazione umanitaria ha distribuito 12.000 sacchi di sabbia questa settimana e sta fornendo acqua potabile sicura a 7.000 nuclei familiari; inoltre, sta preparando 90 latrine d’emergenza per far fronte alla mancanza di servizi sanitari e prevenire lo scoppio di epidemie nell’area. “Tutto questo non è sufficiente, c’è bisogno di maggiore supporto”, ha affermato Jalafay Isak, membro del team di risposta all’emergenza di Save the Children operativo nella città più colpita, Belet Weyne nello stato di Hirshabelle. “Dobbiamo lavorare insieme e supportare il governo per assicurarci di salvare vite e evitare ulteriori catastrofi”, ha aggiunto. Il piano di risposta alla crisi umanitaria in Somalia è finanziato solo al 18%, una quota insufficiente per sostenere le operazioni in corso contro la malnutrizione e per rispondere all’alluvione.

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