L’Osservatore Romano: dedicato alle latinoamericane il mensile di maggio “Donne Chiesa Mondo”

“Donne Chiesa Mondo”, il mensile de “L’Osservatore Romano”, dedica il numero di maggio alle donne latinoamericane. “La Chiesa cattolica, seguendo l’esempio di Gesù deve essere molto libera dai pregiudizi, dagli stereotipi e dalle discriminazioni subiti dalla donna. Le comunità cristiane devono realizzare una seria revisione di vita per una conversione pastorale capace di chiedere perdono per tutte le situazioni nelle quali sono state e tuttora sono complici di attentati alla sua dignità”. A partire da questa riflessione l’assemblea plenaria della Pontificia commissione per l’America latina, guidata dal cardinale Marc Ouellet, ha elaborato in Vaticano dal 6 al 9 marzo una serie di raccomandazioni pastorali, proponendo “seriamente la questione di un sinodo della Chiesa universale sul tema della donna” sulla scia di quello sulla famiglia e sui giovani. Lo scrive Silvina Pérez nell’editoriale del mensile. Al centro della dichiarazione “emerge uno sguardo teologico sulla grandezza della dignità e delle vocazioni femminili in coerenza con la Rivelazione”, che il card. Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, approfondisce nell’intervista della sociologa María Lía Zervino. Sono molte le difficoltà, le speranze e le attese delle donne latinoamericane nella Chiesa di oggi. Per suor Mercedes Leticia Casas Sánchez, messicana impegnata con i migranti lungo il confine con gli Stati Uniti, “seguendo una tradizione centenaria, nella regione la fede si trasmette in linea femminile”. La teologa brasiliana Maria Clara Bingemer sostiene che “accanto e oltre al modello tradizionale della parrocchia, dove i servizi erano troppo concentrati nelle mani del sacerdote”, la Chiesa in Brasile ha adottato in molte diocesi “il modello delle comunità ecclesiali di base, scelta che ha permesso a molte donne di esercitare capacità di coordinamento e doti direttive e organizzative”. Per la storica María Luisa Aspe Armella “le donne sono il volto migliore della Chiesa in Messico e in tutta l’America”, quell’infrastruttura che “non si vede ma che sostiene tutta la costruzione”.

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