Diocesi: Piacenza, il 26 maggio in cattedrale la beatificazione di suor Leonella Sgorbati

Sarà il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei santi, a presiedere sabato 26 maggio a Piacenza la concelebrazione eucaristica per la beatificazione della serva di Dio Leonella Sgorbati, martire e religiosa dell’Istituto delle Missionarie della Consolata. Il rito sarà celebrato dalle 11 nella cattedrale di Piacenza, alla presenza del vescovo diocesano, mons. Gianni Ambrosio, dell’arcivescovo di Nairobi, card. John Njue, dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, del vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, mons. Giorgio Bertin, insieme ad altri arcivescovi e vescovi provenienti dall’Italia e dall’Africa.
Suor Leonella, al secolo Rosa Sgorbati, nacque il 9 dicembre 1940 a Rezzanello di Gazzola (Pc), ultima di tre figli. Il 5 maggio 1963 fece il suo ingresso nell’Istituto delle Suore missionarie della Consolata. Nello stesso anno iniziò il postulato, cui seguì il noviziato a Nepi (Vt). Il 22 novembre 1965 emise la prima professione religiosa. In seguito fu destinata in Inghilterra per intraprendere gli studi infermieristici. Nel 1970, conclusi gli studi, fu inviata in Kenya e il 19 novembre del 1972 emise la professione perpetua. Nel 1993, suor Leonella fu scelta dalle sorelle del Kenya per guidare la Regione, come superiora, per due periodi consecutivi. Poi l’impegno in Somalia, negli anni della guerra civile. Accusata di convertire al cristianesimo i giovani, in un Paese dove non era permessa l’evangelizzazione, il 17 settembre 2006 a Mogadiscio sette proiettili la raggiunsero non lontano dalla casa delle suore e dall’ospedale pediatrico, dove fu portata nel tentativo di salvarle la vita. Il profilo bibliografico diffuso dalla diocesi si conclude con questa frase: “La sintesi migliore della vita di suor Leonella l’ha fatta il Santo Padre Benedetto XVI nella preghiera dell’Angelus, in Castel Gandolfo, il 24 di settembre 2006: ‘Questa suora, che serviva i poveri e i piccoli in Somalia, è morta pronunciando la parola ‘Perdono’: ‘ecco la più autentica testimonianza cristiana, segno pacifico di contraddizione che dimostra la vittoria dell’amore sull’odio e sul male’”.

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