Diocesi: mons. Cipolla (Padova), “nostri luoghi di lavoro sono ‘terre sacre’, da proteggere rispetto a ingiustizia, pigrizia, violenza, disonestà, inequità”

“I nostri luoghi di lavoro sono ‘terre sacre’, da proteggere rispetto a tutto ciò che le profana: ingiustizia, pigrizia, violenza, disonestà, inequità, furbizia, pressapochismo, sufficienza, precarietà, appiattimento, spersonalizzazione, avidità, arrivismo, competizione cattiva, insicurezza e pericolo per la vita”. Lo ha detto, stasera, il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, durante la veglia diocesana per il lavoro, dal titolo “Libero, creativo, partecipativo, solidale: il lavoro che vogliamo”. La veglia ha visto anche la presenza straordinaria di mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro della Cei. Per la prima volta la veglia diocesana per il lavoro è stata ospitata in un’azienda del territorio: le Officine Facco & C. di Campo San Martino in provincia di Padova.
La riflessione del vescovo si è poi concentrata su tre tratti essenziali “che sono in grado di scalfire la ‘durezza’ del lavoro, facendo emergere i suoi tratti più pienamente umani”. In primo luogo, “il lavoro è umano quando è alternato al riposo e alla festa”. E “la Chiesa di Padova, insieme con tutta la Chiesa italiana, sosterrà sempre ogni iniziativa, anche legislativa, volta a regolamentare il ritmo del lavoro e della festa per più categorie possibili”. Inoltre, “il lavoro è umano e meno duro quando è fatto insieme”. Perciò, il vescovo ha invitato a non “perdere il valore della solidarietà nel lavoro e il senso che il lavoro è un’opera comune”. Infine, “il lavoro è umano e meno duro quando produce valore per molti, e quando chi lo compie ha la percezione che sta producendo valore per sé e per gli altri e non si sente sfruttato per il vantaggio di qualcuno. Produrre valore significa coniugare obiettivi economici e finalità sociali”. Come Chiesa “forse possiamo contribuire a raccontare la buona impresa che produce valore”. In particolare “per i giovani è importantissimo imparare a riconoscere il lavoro e le imprese buone, perché non diventino ostaggi di chi vuole sfruttarli, con lavori sempre meno dignitosi. Oso dire – ha concluso mons. Cipolla – che una buona impresa è una ‘buona notizia’ per tutti… e per questo va raccontata anche dalla Chiesa, un po’ come il Vangelo, che in fondo è pieno di racconti di lavoro”.

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