Salute mentale: p. Arice (Cottolengo), “questione sottovalutata. Occorre sensibilizzare le comunità cristiane”

L’attuale esplosione delle patologie psichiatriche “dovrebbe interrogarci: che cultura stiamo costruendo? che visione di uomo stiamo affermando?”. Lo sostiene in un’intervista al Sir  p. Carmine Arice, padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza e superiore generale del Cottolengo, a margine del convegno “Uno sguardo che cambia la realtà. La pastorale della salute tra visione e concretezza”. Analizzando la situazione dell’assistenza psichiatrica a 40 anni dalla legge Basaglia, il sacerdote si sofferma sull’inadeguatezza delle risorse economiche destinate e richiama il Tavolo nazionale per la salute mentale istituito nel 2014 presso l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei di cui era allora direttore. “Dovremmo capire – afferma – come sensibilizzare le comunità cristiane perché dobbiamo sì denunciare, ma anche produrre risposte concrete, pur se piccole”. P. Arice pensa ad esempio a “piccole comunità residenziali di sostegno alla famiglia, frutto di una comunità cristiana che si organizza. Un’idea potrebbe essere un centro diurno per bambini con ferite psichiatriche: sarebbe un bel sollievo per i genitori”. Più in generale le parrocchie “dovrebbero attrezzarsi per avere dei centri di ascolto dove accogliere le famiglie che non sanno a chi bussare e indirizzarle dove possano almeno iniziare un percorso per gestire il problema”.  Forte la preoccupazione per l’aumento delle patologie in età pediatrica: “più del 10% degli adolescenti dà segni di sofferenza mentale” ma i posti letto dedicati alle patologie più gravi sono solo 325 su tutto il territorio nazionale. Per il religioso “non siamo pronti a fronteggiare questo problema enorme, si sta sottovalutando la questione”. E sull’accesso ai farmaci di nuova generazione, garantito non in tutte le regioni, conclude: “Un tempo abbiamo sprecato risorse e ora ne paghiamo il prezzo sulla pelle dei più deboli. Dobbiamo educarci a usare bene, e con giustizia, le poche risorse di cui disponiamo”.

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