Salute: don Siddi (cappellano militare Celio), “non forti che soccorrono i deboli ma compagni nella sofferenza”

“Gli occhi sono un luogo privilegiato dove si manifesta l’anima dell’essere umano” e “lo sguardo è la nostra finestra sulla realtà, ma anche la porta d’ingresso attraverso cui gli altri possono accedere al nostro mondo interiore”. Lo sostiene don Sergio Siddi, cappellano militare presso il Celio. Intervenuto alla giornata conclusiva del convegno nazionale Cei di pastorale della salute intitolato, appunto, “Uno sguardo che cambia la realtà. La pastorale della salute tra visione e concretezza”, il cappellano spiega che per sanità militare si intende il complesso dell’organizzazione sanitaria delle Forze armate di un paese che si occupa di prevenzione, diagnosi e trattamento di malattie, traumi, infortuni e disturbi neopsichiatrici legati all’esercizio della professione militare. Utilizza i metodi della medicina applicata aspetti della professione delle armi, sia in tempo di pace che in condizioni di guerra. Entrando nello specifico del tema, “ci sono due modi di vivere in corsia – avverte –: faccio il bene che io decido o faccio il bene che essi desiderano”. Il vero obbiettivo è “metterci allo stesso livello, e non far sentire che siamo i forti che soccorrono i deboli”, ma è solo “accettando la nostra impotenza quando non sappiamo cosa fare o cosa dire per aiutare”, che “diventiamo ‘compagni nella sofferenza’ siamo davvero vicini, portiamo consolazione e speranza”. Per don Siddi “impariamo una lezione di vita dai sofferenti” a condizione di sapersi mettere da parte in una “presenza umile”, e “quando non c’è alcuna soluzione, nulla da fare in una situazione difficile, la nostra semplice presenza può essere di grande soccorso. Una presenza silenziosa può divenire una potente fonte di guarigione interiore. Come Maria ai piedi della croce”.

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