Salute: Cozzoli (teologo), “la vita umana vale per il suo ‘esserci’, non per il suo ‘modo di essere’”

Sono quattro i fattori che oggi concorrono “a un’erosione del bene indisponibile e inviolabile della vita umana”: “L’assolutizzazione del principio di autodeterminazione, il prevalere dell’utilitarismo e dell’emotivismo etico, il criterio dell’opinione prevalente e del consenso maggioritario come principio di qualità e di legalità, la indifferenziazione dei beni”. Ne è convinto mons. Mauro Cozzoli, ordinario di teologia morale presso la Pontificia Università Lateranense ed assistente ecclesiastico Amci della diocesi di Roma. Prendendo la parola alla sessione “Imperfetti, scartati! Il rispetto della vita nascente tra desiderio e rifiuto” che precede il convegno nazionale Cei “Uno sguardo che cambia la realtà. La pastorale della salute tra visione e concretezza” che prende il via questo pomeriggio a Roma (fino al 16 maggio), il teologo osserva: “Ciononostante la vita umana non perde il suo valore singolare, non omologabile ad alcun altro bene”. Essa infatti “partecipa della dignità di persona dell’individuo umano: ne riflette la qualità di soggetto (mai di oggetto), il valore ‘in sé’ (non derivato ‘da altro’ o concesso ‘da altri’), la natura di fine (mai di mezzo)”. Come tale è “irriducibile a cosa e perciò a oggetto di diritto per nessuno”. Questo, prosegue il teologo, “sta a dirci che la vita umana vale sempre, che non perde il suo valore in nessuna condizione di precarietà, piccolezza, infermità, fragilità. La vita umana vale per il suo ‘esserci’, non per il suo ‘modo di essere’”. “Questa dignità unica e irriducibile della vita – conclude – è il principio ispiratore e animatore di ogni pensare e operare medico amante della vita”.

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