Pasqua: vescovi di Pesaro, Fano e Urbino, “facciamo rotolare via il macigno della solitudine, dell’odio e della disperazione”

“Ognuno di noi può trovarsi sotto un macigno: una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima, che ci impedisce di respirare, di vedere la luce. È la pietra della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato. Facciamo rotolare via lontano da noi questo peso e iniziamo una vita nuova”. Lo scrivono mons. Piero Coccia, arcivescovo di Pesaro, mons. Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, e mons. Giovanni Tani, arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, nel loro messaggio congiunto per la Pasqua. “Sulla Croce l’uomo è umiliato, negato, ridotto a oggetto, privato della dignità, ridotto a una condizione ‘sub-umana’. Nello steso tempo – sottolineano i vescovi – la croce è ‘divina’, è un evento di Dio, è l’atto in cui Dio stesso scende nelle profondità degli inferi degli uomini, nelle condizioni di disperazione, di angoscia, di morte per mostrare che non vi è più, per nessun uomo, cielo chiuso, ma ovunque può essere conosciuta la sua vicinanza, la sua comunione e la sua presenza salvifica”. Dalle parole dei presuli emerge come “la Croce si apre sulla Resurrezione e la morte diventa un passaggio, una Pasqua, un ingresso nella vera vita”. Al contrario, citando Kant, affermano che “la croce senza la Pasqua è cieca, non ha orientamento e approdo; e che la Pasqua senza la croce è vuota, è un pensiero gentile, un’allegoria della primavera eterna, ma non ha il contenuto, il peso di un corpo lacerato d’amore e di dolore”. Infine, la costatazione che “un nuovo inizio esiste. La Resurrezione di Cristo lo sta a dimostrare”. Quindi, l’invito a “essere nuovi”, perché “è un bisogno e un impegno per tutti noi”.

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