Elezioni 2018: mons. Santoro (Taranto), “un Sud povero e sofferente che si rivolge alla classe politica”

“Sono tanti i fattori che hanno impresso un movimento al consenso elettorale, il più preoccupante per me è la pressione sulla paura circa la problematica dell’immigrazione”. Lo ha detto mons. Filippo Santoro, arcivescovo della diocesi di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace, commentando a mente fredda il risultato elettorale. “Il mio pensiero e la mia preghiera vanno al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dovrà svolgere il difficile compito di indicare all’Italia un governo stabile senza che nessuno stia a dargli fretta.  Urgono senso di responsabilità e buon senso, valori che stridono con i toni e le promesse fin troppo generose e a volte esagerate della campagna elettorale che si è appena  conclusa”. Ed ancora: “Abbiamo una necessità politica forte, ineludibile, sintetizzata dalla proposta del cardinal Bassetti, presidente della Cei: ‘Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società’. Queste sono le responsabilità della classe politica uscita da questa tornata elettorale. È importante un serio confronto lasciandoci sfidare dal disagio sociale, presente particolarmente nel Meridione d’Italia, e creare unità fra cattolici e  tutte le persone di buona volontà sui problemi reali e persistenti della gente”. E su Taranto Santoro afferma: “È un Sud povero e sofferente che si rivolge alla classe politica. A Taranto negli ultimi tempi abbiamo visto un interessamento più fattivo rispetto al passato rispetto a tutta la questione Ilva, al porto e all’istituzione della Zes, ma, insieme a tutti i problemi che conosciamo, resta il grave punto interrogativo circa le aziende dell’indotto. La forbice del divario fra Nord e Sud continua ad allargarsi, basti solo pensare al tasso di disoccupazione dei giovani e alle famiglie che vivono al di sotto della cosiddetta soglia di povertà”.

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