Usura e azzardo: Fiasco (Sociologo), “il debito è un convertitore negativo di condizioni”. Cuttaia (Prefetto), “adeguare normativa vigente alle famiglie”

Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta antiusura, parlando delle cause ed effetti della povertà in Italia alla Tavola rotonda “Usura, azzardo e mass media”, organizzata dalla Consulta nazionale antiusura e dalla Fisc, che si svolge oggi a Roma, ha sottolineato come la povertà sia “causata da indebitamento di massa e senza ritorno”. Una condizione “che è tracimata da alcuni strati più in basso della società per coinvolgere ceti che sembravano aver acquisito una sorta di immunizzazione”. Fiasco ha spiegato che “il debito è un convertitore di condizioni” in negativo per famiglie, gruppi o imprese. Nel gioco d’azzardo poi, “la grande maggioranza perde”, determinando che perda tutta la società che si impoverisce progressivamente perché “i soldi persi sono sottratti a un reinvestimento in consumi, in attività, nel futuro”. E, per il 2016, si parla di quasi 96 miliardi di euro.
Il prefetto Domenico Cuttaia, commissario straordinario del governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, ha rimarcato come “far emergere dall’illiceità un fenomeno che non si riusciva a contenere, non vuol dire pubblicizzarlo, deve restare confinato ai margini”. Per questo, “non si può assistere ad un bombardamento pubblicitario quotidiano sul gioco d’azzardo: non può essere messo sullo stesso piano di altro”. Il prefetto ha poi ricordato che “l’anno scorso il fondo di solidarietà ha erogato 18milioni di euro. L’impegno è massimo e tuttavia le potenzialità che esprime questa normativa vengono realizzate solo in minima parte, perché ne sono escluse le famiglie”. La normativa che regola infatti ha vent’anni, ha spiegato Cuttaia, “e costituisce un’espressione intelligente e unitaria del legislatore focalizzata sul fatto che all’attività di prevenzione e repressione si deve accompagnare sostegno concreto delle vittime”. C’è però una limitazione: “non possono accedere le famiglie perché non hanno la qualità di soggetti economici. Questo pone un problema di adeguamento della normativa vigente”.

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