Papa Francesco: messaggio Gmg, per meritare l’aiuto di Dio non dobbiamo presentare “un curriculum di eccellenza”

“Quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un ‘curriculum d’eccellenza’, pieno di meriti e di successi!”. Ad esclamarlo è il Papa, nel messaggio per la prossima Gmg, commentando la parola “grazia”, che “ci parla di amore gratuito, non dovuto”. “L’angelo dice a Maria che ha già trovato grazia presso Dio, non che la otterrà in futuro”, fa notare Francesco: “E la stessa formulazione delle parole dell’angelo ci fa capire che la grazia divina è continuativa, non qualcosa di passeggero o momentaneo, e per questo non verrà mai meno. Anche in futuro ci sarà sempre la grazia di Dio a sostenerci, soprattutto nei momenti di prova e di buio”. “La presenza continua della grazia divina ci incoraggia ad abbracciare con fiducia la nostra vocazione, che esige un impegno di fedeltà da rinnovare tutti i giorni”, scrive il Papa: “La strada della vocazione non è infatti priva di croci: non solo i dubbi iniziali, ma anche le frequenti tentazioni che si incontrano lungo il cammino. Il sentimento di inadeguatezza accompagna il discepolo di Cristo fino alla fine, ma egli sa di essere assistito dalla grazia di Dio”. Le parole dell’angelo, per Francesco, “discendono sulle paure umane dissolvendole con la forza della buona notizia di cui sono portatrici: la nostra vita non è pura casualità e mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio. L’aver ‘trovato grazia ai suoi occhi’ significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza”. “Questa consapevolezza non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo”, il commento del Papa, secondo il quale “l’ignoto che il domani ci riserva non è una minaccia oscura a cui bisogna sopravvivere, ma un tempo favorevole che ci è dato per vivere l’unicità della nostra vocazione personale e condividerla con i nostri fratelli e sorelle nella Chiesa e nel mondo”.

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