Migranti: don Soddu (Caritas), “c’è una cultura dell’accoglienza da cambiare”. Dovranno farlo Chiesa e politica

“C’è una cultura dell’accoglienza da cambiare”. E a questo sono chiamate sia la Chiesa “perché è guidata dal Vangelo” sia “chi fa politica e guida la Nazione, attraverso leggi che tengano conto del bene comune e riescano a coniugare responsabilità e accoglienza”. A puntare i riflettori sulla necessità di “guardare la realtà, ragionando con calma, senza trincerarsi dietro la paura”, nella consapevolezza che “accoglienza e condivisione non sono valori che si possono imporre”, è don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana. “Questo è un momento storico – afferma in un’intervista pubblicata sul sito della Campagna “Liberi di partire, liberi di restare” – che richiede a tutti di ripensare e rimettere al centro le relazioni tra le persone”. Secondo don Soddu, occorre dunque “generare alleanze, coagulare energie, aggregare soggetti diversi su proposte che sostengano i valori comuni della reciprocità e della fraternità, dell’equità e della democrazia”. Così, spiega, sarà possibile “ristabilire alcuni primati che, oggi, appaiono invertiti rispetto al loro ordine: il Vangelo sulla legge; l’uomo sulle regole dei codici; il servizio sul potere”. Quella della “comprensione dei mali del mondo e delle sue attese di giustizia e di carità” è una sfida culturale, che “chiede innanzitutto – rileva don Soddu – di riqualificare le relazioni in termini di alterità, dono e responsabilità”. Si tratta di “un impegno che deve partire dal volto degli impoveriti e da attenzioni concrete nei loro confronti”. “Non basta però – ammonisce – soccorrere ogni essere umano ferito sulle strade di Gerico della vita, non basta dar da mangiare agli affamati, ma bisogna aprirsi ad un concetto di carità più vasto che si preoccupi, nel contempo, di cambiare l’assetto della società”.

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