Israele: Grossman (scrittore), “la letteratura ci permette di recuperare il lato umano di cui il conflitto ci ha privato”

“Non si può crescere all’interno di un conflitto senza esserne influenzati. I giovani sono pesantemente condizionati da questa realtà sia in Israele che in Palestina, crescono in un clima di paura, di violenza. Molti di loro non vogliono continuare a vivere qui così se hanno la possibilità vanno via. È doloroso vedere i nostri giovani, israeliani e palestinesi, subire l’impatto di questa situazione”. Lo dice al Sir lo scrittore israeliano David Grossman, al quale è stato assegnato nei giorni scorsi il Premio Israele per la Letteratura. Rispondendo alla domanda se la cultura, la letteratura, i libri possono favorire la soluzione pacifica del conflitto tra israeliani e palestinesi, spiega che “c’è qualcosa di speciale nella letteratura: essa si occupa sempre dell’individuo, lo pone al centro. Mentre in una situazione di guerra, l’essere umano della fazione nemica non esiste, non ha un volto: in guerra si cerca sempre di de-umanizzare l’altro”. Quindi, “la letteratura conferisce un ruolo fondamentale alla persona umana, a ogni persona, mostrando le infinite sfaccettature dell’individuo, e le infinite opzioni di ogni situazione che ci troviamo ad affrontare, mille strade che si dipanano a ogni svolta, a ogni bivio, non solo la strada della disperazione, della difficoltà, dell’apatia”. Secondo Grossman, “c’è qualcosa di molto intraprendente, innovativo, di creativo nello scrivere che va nella direzione contraria alla disperazione, al lutto, al fatalismo”. “La letteratura inoltre valorizza le sfumature: quando si è in mezzo a una guerra si tende ad aderire a dei cliché, a degli stereotipi. Ma quando si scrive la ricerca si addentra nelle complessità delle relazioni, nelle sfaccettature di ogni situazione, di ogni realtà dei rapporti umani. La letteratura è uno strumento meraviglioso per recuperare il lato umano di cui il conflitto ci ha privati”.

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