Giornata preghiera e digiuno: card. Bassetti (Cei), “non uccidere con la forza delle armi in ogni controversia internazionale”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Il cristiano “è un ‘uomo di pace’, non un ‘uomo in pace’: fare la pace è la sua vocazione”. Per il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, queste parole di don Primo Mazzolari, scritte nel 1955, frutto dell’esperienza di due guerre mondiali e prese da uno dei suoi libri più celebri, “Non uccidere”, “introducono alla perfezione” la Giornata di digiuno e di preghiera per la pace indetta dal Papa per domani, 23 febbraio. “La ricerca della pace è uno degli obiettivi più importanti del mondo contemporaneo. Eppure continua a essere al centro di polemiche ricorrenti”, fa notare il cardinale in un editoriale pubblicato da “L’Osservatore Romano”, nel numero di domani: “Spesso infatti chi parla di pace viene etichettato sbrigativamente con una parola dal sapore amaro: buonista. Un termine abusato che si è ormai trasformato in un epiteto spregiativo – quasi un sinonimo di pavido, stolto, traditore – che viene assegnato con superficialità”. Per Bassetti, però, “si tratta di una contraffazione della realtà. È vero il contrario”. “Chi si sforza per costruire un mondo di pace, in cui venga riconosciuta ovunque la dignità della persona umana, è invece un eroe dei nostri giorni”, la tesi del porporato: “Perché lottare per la pace può significare anche dare la vita”. È il caso, ad esempio, del sacerdote tedesco Max Josef Metzger, ghigliottinato dai nazisti nell’aprile del 1944 proprio perché predicava la pace, e che venne ricordato da don Mazzolari nel suo libro come “prete e martire”. In una lettera scritta dal carcere al Papa nel 1944 – osserva Bassetti citandola – Metzger si domandava: “Se l’intera cristianità avesse fatto una potente, unica protesta, non si sarebbe evitato il disastro?”. E inoltre era solito ripetere: “Noi dobbiamo organizzare la pace, così come gli altri organizzano la guerra”. “Organizzare la pace e dare testimonianza che questa è un’autentica vocazione cristiana”: è questa, secondo Bassetti, la “sfida” di oggi. “La pace va costruita, prima di tutto, nella vita quotidiana”, spiega il cardinale, secondo il quale “la recente sparatoria in una scuola della Florida dove sono morte 17 persone, è la spia di una società percorsa da un’inquietante scia di rancore e violenza”. La pace va poi organizzata nella vita politica: “Le ultime campagne elettorali nelle più importanti nazioni del mondo sono state caratterizzate da lacerazioni profonde, scontri frontali e spesso da un linguaggio violento”, l’analisi del presidente della Cei. E infine la pace va organizzata nella vita internazionale: “Nella Repubblica democratica del Congo, nel Sudan, nella Siria continuamente martoriata da una guerra feroce che ormai da quasi sette anni ha fatto mezzo milione di vittime e milioni di sfollati e profughi”. Il 2017, secondo una stima dell’Unicef, “è stato un anno terribile per i bambini che vivono nelle zone di guerra”, ricorda il porporato: oltre 27 milioni sono stati costretti ad abbandonare le scuole e moltissimi sono stati utilizzati come soldati, come “scudi umani” e addirittura come “armi non convenzionali”. In questo “scenario spaventoso”, il primo imperativo per dire, concretamente, no alla violenza e alla guerra “è ispirato dal comandamento di Dio: non uccidere”. “Non uccidere moralmente chi è diverso; non uccidere politicamente l’avversario; non uccidere con la forza delle armi in ogni controversia internazionale”, traduce il presidente della Cei, perché “in nessun caso il realismo può confondersi con il cinismo. E i ragionamenti colti degli analisti non possono fornire alibi ai professionisti della guerra”.

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