Germania: vescovi in plenaria, rapporti con le chiese dell’Europa centrale e orientale. Accoglienza rifugiati e populismo

I vescovi in Germania intendono impegnarsi in un dialogo più approfondito con i cristiani dell’Europa centrale e orientale, in quanto i rapporti con i vescovi dell’Europa orientale manifestano diversi punti di disaccordo: ne hanno parlato i membri della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), ieri a Ingolstadt durante l’Assemblea plenaria di primavera nel corso della giornata di studio intitolata “Comprensione del dialogo con le Chiese dell’Europa centrale e orientale”. L’arcivescovo di Paderborn Ludwig Schick, presidente della commissione della Chiesa mondiale della Dbk, ha precisato che i temi sono vari: matrimonio e sessualità, divorziati risposati, questione della ridistribuzione dei rifugiati e il tema della separazione dei poteri nell’ordine costituzionale. “Sentiamo di aver bisogno di nuovi stimoli per questo dialogo”, ha sottolineato Schick, che ha ricordato come dopo la caduta della Cortina di ferro “ci fu un periodo di euforia”. I vescovi tedeschi si sono confrontati con esperti: il teologo cattolico ceco Tomás Halík ha messo in guardia contro l’idea che il populismo sia un fenomeno esclusivo dell’Europa centrale o orientale, mentre è presente anche negli Usa, in Gran Bretagna con la Brexit o con la perdita di identità culturale nell’ex Germania dell’Est.
Per Halik “i populisti vogliono offrire un nemico per queste paure”, riferendosi agli atteggiamenti critici verso i rifugiati negli Stati dell’Europa centrale e orientale. “Erano ebrei un tempo, ora sono migranti”. Lo studioso ungherese András Máté-Tóth ha detto che gli oltre 40 anni di comunismo non sono ancora stati elaborati e che il fenomeno dei rifugiati ha scatenato di nuovo la paura di perdere l’autodeterminazione.

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