Don Giussani: card. Bassetti, “banditore del messaggio d’amore che nasce dall’incontro con Cristo” mentre “oggi si cerca più il benessere che la salvezza”

Come ai tempi del profeta Giona, “anche oggi si va alla ricerca più del sensazionale che dell’essenziale; del benessere immediato più che della salvezza integrale. Molti cercano un segno portentoso per cambiare vita e tralasciano di cercare i segni autentici della presenza di Dio nel mondo, più difficili da individuare e non sempre rispondenti alle aspettative”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nell’omelia della Messa celebrata ieri a Perugia in occasione del 13° anniversario della morte di don Luigi Giussani, avvenuta il 22 febbraio 2005. Il segno che ci lascia Gesù, ha spiegato Bassetti, “è quello dell’amore incondizionato, contraddistinto dal sigillo della croce, caricata sulle spalle, come fardello inevitabile dell’esistenza umana, esperienza faticosa e dolorosa, ma carica di speranza e presupposto della luce e della gioia della Pasqua. Sta a noi convertirci e seguirlo su questa strada certamente non facile”. Sulle orme di Gesù, don Giussani si è fatto banditore “di quel messaggio d’amore che genera vita nuova e non può scaturire se non da un vero, reale, profondo incontro con il Signore risorto”. Don Giussani, ha sottolineato Bassetti, “aveva ben compreso che ‘incontrare Cristo’ significa ‘seguire Cristo’, che questo incontro – come ebbe a dire il card. Ratzinger – è una strada, un cammino che attraversa anche la ‘valle oscura’”, ma “gli uomini di Dio”  sono disposti ad “affrontare la grande città, con le sue perversioni, portando nel cuore quella forza che viene dallo Spirito del Signore”.

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