Amnesty International: Rapporto 2017, crescono odio e paura. Ma anche un attivismo digitale in difesa dei diritti

“Lo scorso anno il nostro mondo è stato immerso nelle crisi e importanti leader ci hanno proposto una visione da incubo di una società accecata da odio e paura. Ciò ha rafforzato coloro che promuovono l’intolleranza ma ha ispirato ancora più persone a chiedere un futuro di maggiore speranza”. È quanto afferma Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, presentando il “Rapporto 2017-2018. La situazione dei diritti umani nel mondo” che l’organizzazione diffonde oggi. In oltre 600 pagine, vengono analizzati 159 Paesi nei cinque Continenti. Tra i temi presentati ci sono quelli dell’odio e della paura verso le minoranze e i migranti, la “pulizia etnica” nei confronti dei Rohingya in Myanmar, la restrizione di libertà di manifestare in alcuni Paesi europei, la violazione dei diritti sociali di base. Secondo Amnesty International, “il mondo sta raccogliendo i terribili frutti della retorica, intrisa d’odio, che minaccia di normalizzare massicce discriminazioni ai danni dei gruppi marginalizzati”. Accanto a ciò, quasi come per reazione, l’organizzazione ha osservato “la crescita di un movimento di vecchi e nuovi attivisti impegnati in campagne per la giustizia sociale e che fanno ben sperare che lo scivolamento verso l’oppressione verrà fermato”. Per Shetty, “il gesto, apertamente mosso dall’odio, dell’amministrazione Usa che nel gennaio 2017 ha impedito l’ingresso nel Paese a persone provenienti da alcuni Stati a maggioranza musulmana, ha dato il la a un anno in cui i leader hanno portato le politiche dell’odio alle loro più pericolose conclusioni”. Inoltre, “nell’orrenda campagna militare di pulizia etnica contro i Rohingya in Myanmar, abbiamo visto cosa produca una società incoraggiata dall’odio e dalla paura verso le minoranze e dalla loro individuazione come capri espiatori”.

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