Pace: vescovi sardi, “è di tutti l’impegno per la riconversione delle industrie della morte”

“Sentiamo il dovere di dire no a tutto il business delle armi, in Sardegna e nel Paese intero. Chiediamo un serio sforzo per la riconversione di quelle realtà economiche che non rispettano lo spirito della nostra Costituzione (art. 11), del Trattato sul commercio delle armi dell’Onu del 2 aprile 2013 (Arms Trade Treaty – Att), ratificato dall’Italia come primo Paese Ue, e della legge italiana 185/1990, che proibisce esportazione e transito di armi ‘verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani’”. È l’appello che rivolgono i vescovi sardi nel messaggio diffuso in occasione della marcia della pace in programma domani, 28 dicembre, a Villacidro, organizzata dalla Caritas della diocesi di Ales-Terralba. “È compito di tutti studiare con serietà, impegno e profondo senso di responsabilità la possibilità di un lavoro dignitoso per gli operai attualmente impegnati in tali attività. In questa direzione i presuli sollecitano “in ogni modo le migliori risorse della nostra terra: le autorità istituzionali comunali, regionale e nazionale, l’Università e la scuola, il mondo imprenditoriale, economico e della cultura, le associazioni dei lavoratori, la società civile in ogni sua componente”. “L’impegno per la riconversione delle industrie della morte – sostengono – non può essere solo il grido appassionato e sicuramente profetico di quanti sentono con particolare passione la necessità di coltivare la pace. Può sembrare utopia, ma sappiamo che quando tale impegno è stato assunto da persone di buona volontà si è dimostrato realizzabile e fecondo”.

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