Natale: mons. Lambiasi (Rimini), “non potrà essere né buono né santo se non sarà prima di tutto vero”

“Il nostro non potrà essere un Natale né buono né santo se non sarà prima di tutto un Natale vero”. Lo afferma il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, nel messaggio per le festività natalizie pubblicato dal settimanale cattolico “Il Ponte”. Il vescovo commenta la “foto dell’Italia 2018”, raccontata dal rapporto del Censis come “brutta e cattiva”. “Un Paese rannicchiato a riccio dietro il rancore più sordo e la cattiveria più cupa, perché – prosegue Lambiasi – ha ormai smarrito il senso del proprio futuro, rabbuiato da un orizzonte che non promette crescita se non dello ‘zero virgola’. È il ritratto di una società appiattita e spompata, con il 63% degli italiani convinti che tutto il male sia colpa degli stranieri e dei migranti, al punto di non volerli neppure come vicini di casa”. “È davvero questa l’Italia? Se è così, dov’è andato a finire allora il Bel Paese?”, si chiede il vescovo che, riprende una vicenda raccontata da “Avvenire”. “Il presepe di cui qui si parla – spiega – è veramente vivente. Loro sono giovanissimi: Giuseppe (Yousuf), Fede (Faith) e la loro creatura. Che è già nata, è una bimba e ha appena cinque mesi. Giuseppe viene dal Ghana, Fede è nigeriana, entrambi godono – è questo il verbo tecnico – della ‘protezione umanitaria’ accordata dalla Repubblica italiana. Ora ne stanno godendo in mezzo a una strada”. “Una strada che – continua il vescovo – comincia appena fuori di un Cara calabrese e che, senza passare da nessuna casa, porta dritto sino al Natale. Il Natale di Gesù: Uno che se ne intende di indifferenza e di solidarietà, di ascolto e di rifiuto, del ‘sì’ – che salva tutti – e dei ‘no’ che si fanno prima porte sbattute in faccia e poi chiodi di croce. Giuseppe e Fede sono stati abbandonati, con la loro creatura, sulla strada che porta al Natale e, poi, non si sa dove”. “Sono parte – commenta Lambiasi – di un nuovo popolo di ‘scartati’, che sta andando a cercare riparo ai bordi delle vie e delle piazze, delle città e dell’ordine costituito, ingrossando le file dei senza niente”. “Eccolo davanti ai nostri occhi uno dei tanti, troppi presepi di strada del Natale 2018. Ma prima di battere il petto degli altri, dobbiamo battere il nostro. Domandiamoci: non è forse vero che in quel 63% di italiani di cui sopra ci siamo anche noi, quando diciamo ‘Prima gli italiani’? Cento anni fa – ricorda il vescovo – nasceva Alberto Marvelli. Sulla porta del suo ufficio di assessore alla ricostruzione aveva scritto: ‘Prima i poveri’”.

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