Natale: mons. Ricchiuti (Altamura), “non possiamo continuare a camminare nel buio e nell’oscurità, chiudendo i nostri occhi davanti al grido dei poveri”

“Il Natale cristiano sembra essere svanito, a volte, dentro un esagerato rutilare di luci, in una logica consumistica e vacanziera, in effimeri sentimentalismi di bontà, in lettere e letterine ad un Babbo Natale inventato per soddisfare desideri più o meno realizzabili”. Lo denuncia, nel suo messaggio per Natale, mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo-vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Di fronte a guerre e violenze, milioni di bambini, di donne e di uomini che muoiono di fame, disastri ambientali, “non possiamo cedere al pessimismo e alla rassegnazione, per consolarci poi con il vivere un falso Natale; non possiamo continuare a camminare nel buio e nell’oscurità, chiudendo i nostri occhi davanti al grido dei poveri e alle lacrime dei disperati; non possiamo non tendere le braccia a chi domanda aiuto!”, l’invito del presule, secondo il quale “il significato più autentico di questa festa sarà, allora, nella capacità di leggere, oggi, in questa nostra storia, quella straordinaria lettera di amore che Dio ha scritto nell’evento dell’incarnazione del Suo Figlio Gesù. Quando la Parola, che non conosce i limiti del tempo e dello spazio, si è rivestita di ‘carne’, si è fatta tempo e spazio, vita e morte, sorriso e dolore, compagnia straordinaria sulla strada dei poveri, degli oppressi, di coloro che attendono una liberazione e una parola di speranza”.
Perciò, “sarà Natale, se anche noi sapremo generare e ‘dare alla luce’ Colui che ha detto di sé: ‘Io sono la Vita, Io sono la Luce!’. Se, invece di imprecare alle tenebre, troveremo il coraggio di accendere una fiamma, nell’annuncio della gioia del Vangelo, e di andare incontro al Signore e ai fratelli ‘con le lampade accese'”.
Sarà Natale, “se ci arrenderemo finalmente alla carezza di Dio, che in quel Bambino Gesù” continua a sussurrarci che “è venuto ormai il tempo di prenderci cura – con gesti e parole di tenerezza – di coloro che, in qualche modo e per qualche motivo, hanno il ‘cuore spezzato’, per fasciarne le piaghe. Fermeremo, così, questa assurda emorragia di umanità, di compassione e di accoglienza, per raccogliere e soccorrere in questo mare tragico dell’umanità quanti rischiano di naufragare”.
Sarà Natale, “se ‘sapremo adagiare’ amorevolmente il Bambino Gesù nella nostra esistenza e nel cuore di quanti incontriamo ogni giorno sulle nostre strade, nelle scomode mangiatoie della vita. Perché è in una mangiatoia che Maria ha adagiato il Figlio appena uscito dal suo grembo e lì il Signore s’è trovato a suo agio; perché, dove il cuore della creatura umana si fa mangiatoia, lì il Signore rinasce e fa rinascere!”.

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