Chiese dismesse: card. Ravasi, per nuova destinazione “comunità ecclesiale dialoghi con comunità civile e professionisti di riferimento”

La ricerca della nuova destinazione di una chiesa ridotta a uso profano deve far parte di “un progetto del quale sia protagonista la comunità ecclesiale in dialogo con la comunità civile, coinvolgendo anche le figure professionali di riferimento – specialisti del patrimonio, architetti, operatori sociali del territorio – per sottolineare la finalità anche sociale di questa trasformazione”. Ad affermarlo in un’intervista al Sir è il  card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura , anticipando in esclusiva i contenuti del documento della Santa Sede  “La dismissione e il riuso ecclesiale di chiese. Linee guida” che verrà pubblicato oggi in italiano e in inglese sul sito del Dicastero. Tra le raccomandazioni inserite a conclusione del testo l’indicazione di prevedere nella formazione dei futuri preti “una preparazione specifica in materia di beni culturali, sull’importanza e il valore storico e artistico del patrimonio della Chiesa” perché, spiega, “forme di degenerazione o dissacrazione nascono spesso da incompetenza e mancanza di consapevolezza”. Le raccomandazioni offrono norme anche per la tutela di beni mobili e arredi: “se rimossi in caso di dismissione del tempio devono essere collocati in un’altra chiesa oppure custoditi in un museo”. Discorso diverso per l’altare, che anche dopo la riduzione della chiesa ad uso profano non perde mai la sua dedicazione e benedizione: già le Linee guida per la modificazione di parrocchie e la chiusura e l’alienazione di chiese, emesse nel 2013 dalla Congregazione per il clero, stabiliscono che se non può essere trasferito in un’altra chiesa deve essere distrutto. Presupposti essenziali sono ancora “l’inventario e la catalogazione del patrimonio della Chiesa. Se la Conferenza episcopale italiana è molto avanti in questo censimento – riconosce Ravasi -, i diversi contesti nazionali presentano situazioni disomogenee, legate anche a differenti normative in materia di proprietà degli edifici di culto”.

 

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