Terra Santa: p. Kamel (viceparroco Betlemme), “il muro israeliano motivo di grande sofferenza”

“Del muro che separa Gerusalemme da Betlemme non si parla più, ma è ancora motivo di grande sofferenza per tutti noi”. A pochi giorni dalle celebrazioni del Natale, che faranno della città palestinese la capitale del mondo cristiano, a parlare al Sir è padre Emad Kamel, viceparroco della parrocchia di Santa Caterina di Betlemme (la parrocchia della Natività). Le luci del grande albero natalizio alto più di 10 metri, posto al centro della piazza della Mangiatoia di fronte la basilica della Natività, non allontanano certo le preoccupazioni del frate che non manca di denunciare le difficoltà che il muro di separazione crea ai betlemiti: “Ai padri di famiglia è vietato oltrepassarlo per andare a cercare lavoro, che scarseggia a Betlemme. Il risultato è che tanti di loro sono disoccupati o non guadagnano a sufficienza per mantenere la famiglia. Per questo motivo i pellegrini sono indispensabili alla comunità: i visitatori permettono al commercio e alle strutture di sopravvivere e, quindi, di assicurare uno stipendio agli abitanti”. “Il muro – aggiunge il francescano – causa un altro problema, ben più importante rispetto a quello economico, materiale: toglie la libertà. Io, egiziano, mi muovo ovunque e passo dai check-point senza difficoltà. Gli abitanti di Betlemme, al contrario, hanno bisogno dei permessi del Governo di Israele: è la Chiesa a richiederli e ottenerli”. “Come se non bastasse, i nostri fratelli devono superare i controlli a piedi, pullman o automobili non sono ammessi, e impiegano almeno un’ora invece dei 15 minuti usuali: umanamente e moralmente, questo trattamento getta tutti nello sconforto e dà la sensazione angosciante di vivere in una prigione a cielo aperto”, conclude padre Kamel.

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