Global Compact: p. Czerny (La Civiltà Cattolica), “strumento per aiutare Stati a gestione più efficace attraverso cooperazione internazionale”

“Uno strumento per aiutare gli Stati a gestire più efficacemente la migrazione attraverso la cooperazione internazionale”. Padre Michael Czerny, sotto-segretario della Sezione Migranti & Rifugiati (M&R) del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, definisce in questi termini il  Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration (Gcm) adottato ufficialmente da 164 Paesi nella Conferenza intergovernativa sulla migrazione internazionale, tenutasi a Marrakech il 10 e 11 dicembre, alla quale ha partecipato anche il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Sul quaderno 4044 de La Civiltà Cattolica in uscita sabato,  Czerny ricorda che oltre alla Convenzione di Ginevra (1951) e una successiva Convenzione sui lavoratori migranti, “fi­nora riguardo ai migranti in generale non c’è stato alcun accordo internazionale paragonabile a quella Convenzione del 1951”. Così, alla luce della crisi migratoria europea del 2015-16, si è avviato un processo a cui ha partecipato anche la Santa Sede e che ha portato alla stesura e all’approvazione del Global Compact. “Più che una convenzione o un trattato, il Gcm è un accordo politico – spiega il gesuita -. Si tratta di un quadro cooperativo non giuridicamen­te vincolante, che fissa alcune norme basate sulle politiche e sulle prassi attuali dei suoi sottoscrittori. Il Gcm può essere utilizzato come uno strumento per aiutare gli Stati a gestire più efficacemente la migrazione attraverso la cooperazione internazionale. Espone le best practices che gli Stati già adottano al loro interno, a livello bilaterale e anche a livello regionale, come richiedono le circostanze politiche della singola nazione”. A seguito dell’indicazione di Papa Francesco: “accogliere, proteggere, pro­muovere e integrare”, M&R ha preparato “Venti punti di azione per i Patti globali, di tenore pastorale, strutturandoli in base a questi quattro verbi”, prosegue Czerny rilevando la “chiara somiglianza” tra questi “Venti punti di azione” e i 23 Obiettivi individuati dal Gcm: “almeno 15 dei 20 punti possono rispecchiarsi nel Patto globale”. Dieci i principi interdipendenti che compongono l’accordo: priorità della persona, cooperazione internazionale, sovranità nazionale, Stato di diritto e giusto processo, sviluppo sostenibile, diritti umani, specifici­tà di genere, attenzione al bambino, approccio olistico governativo e approccio olistico sociale. “Vi si afferma il principio di ‘non respingimento’, an­che se il termine non compare espressamente nel testo”, conclude il gesuita.

 

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