Grande guerra: Tarquinia ricorda le sue vittime e riflette su pace e dignità umana

Sono 106 i tarquiniesi morti al fronte durante la Prima guerra mondiale. In loro suffragio, e in ricordo di tutti i caduti del territorio della diocesi di Civitavecchia, domani alle 10 nella chiesa di San Francesco a Tarquinia (Vt) il vescovo mons. Luigi Marrucci celebra una messa nel centesimo anniversario dalla fine della Grande guerra. “È un tributo molto alto quello pagato da Tarquinia – riferisce al Sir il giornalista di TV2000 Antonello Carvigiani, che è tarquiniese e si occupa anche di ricerca storica –. Su una popolazione di settemila abitanti, mille furono chiamati al fronte nel 1915, catapultati in una guerra di cui non comprendevano le ragioni, per nulla esperti né consapevoli dei giochi della politica dell’epoca. Tarquinia allora non era la cittadina turistica di oggi – prosegue – ma un piccolo centro rurale. In guerra vengono mandati pastori, contadini, artigiani. Il dramma della città si sdoppia se pensiamo a quanti restano a casa e, di fronte al tracollo della piccola economia locale, per tre anni soffrono fame e malattie”. Le celebrazioni a cento anni dalla quella che Benedetto XV definì “inutile strage” lanciano un messaggio forte per oggi, a sostegno di pace e dignità dell’uomo: “Il sacrificio di milioni di giovani vite non ha risolto problemi politici né militari. Ha generato solo mostri come razzismo e totalitarismi che sono sfociati, due decenni dopo, in una nuova guerra mondiale” conclude Carvigiani.

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