Ebrei: Riccardi (Società Dante Alighieri), Santa Sede proibì ai preti di abbonarsi a “La Difesa della razza”

Nel 1938, la Santa Sede era preoccupata della “fragilità dei cattolici di fronte alla propaganda razzista e nazionalista”. Per questo, la Segreteria di Stato diede istruzione ai vescovi “di impedire al clero l’abbonamento a ‘La Difesa della Razza’”. Lo ha rivelato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e presidente della Società Dante Alighieri, intervenendo al convegno “Chiesa, fascismo ed ebrei: la svolta del 1938”, organizzato a ottant’anni dalle leggi razziste del fascismo dalla Società Dante Alighieri, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e l’Università per Stranieri di Perugia. Secondo la Santa Sede, infatti, si correva “il rischio che i preti, in mezzo al popolo, insulsamente si schierassero con la propaganda”. “Questa – ha spiegato Riccardi – era la coscienza che si aveva in Vaticano della capacità di tenuta d’una parte del clero di fronte alle passioni nazionaliste e al razzismo”. Per lo storico, “la battaglia sull’antisemitismo e il razzismo nel 1938, nonostante la crescente chiarezza di Pio XI, rivela le complessità del mondo cattolico e talvolta lo scarso allarme su questi problemi”.
Nella sua relazione, Riccardi ha ricordato che nel suo Magistero Pio XI affermò una “visione dell’unità del genere umano” opposta al “nazionalcattolicesimo, che è il primato della nazione sul cattolicesimo e l’universalismo”.

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