Beati martiri di Tibhirine: Vayne e p. Georgeon, “ancorati nel quotidiano attraverso le azioni di solidarietà”

“Erano ancorati nel quotidiano, e i sette monaci di Tibhirine lo dimostravano proprio attraverso le azioni di solidarietà messe in atto, i calorosi incontri con altri credenti, l’ospitalità in foresteria, gli imprevisti, le gioie e i dolori condivisi al fianco dei loro vicini musulmani”. È quanto si legge in un brano del libro “Semplicemente cristiani. La vita e il messaggio dei beati martiri di Tibhirine” (ed. Lev), che sarà presentato oggi a Palazzo Pio, in Vaticano. Il testo è scritto dal giornalista François Vayne e da padre Thomas Georgeon, postulatore della causa di beatificazione dei martiri dell’Algeria. Nel primo capitolo l’attenzione si focalizza su uno dei sette martiri, fratel Paul, che “gli abitanti della regione incrociavano regolarmente nella sua tuta blu, al volante dell’auto del monastero carica di tubi e oggetti utili per l’irrigazione del giardino”. “Impiantista idraulico di formazione, aperto agli altri e dotato di un grande senso dell’umorismo – così viene descritto nel testo –, sempre disponibile, attivo nella vita sociale, Paul aveva sorpreso i suoi entrando alla Trappa di Tamié, all’età di 45 anni”. In pratica, “un uomo che si donava completamente, la cui preghiera delle mani e del cuore trasformava la banalità del quotidiano”. Nella sua storia, gli autori del testo trovano un messaggio: “Ci chiama a una vita pacifica, gioiosa, calma, conviviale, fraterna”.

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