Riforma Curia: mons. Semeraro (segretario C9), “delicato processo” in cui “criterio gradualità potrebbe rimanere anche a promulgazione avvenuta”

Tra i dodici i criteri-guida della riforma della Curia romana richiamati dal Papa nel discorso del 22 dicembre 2016 c’è la “gradualità”, ricorda oggi al Dies academicus della Pontificia Università Lateranense mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del C9 (il Consiglio dei cardinali), nella lectio magistralis sulla Costituzione apostolica Praedicate evangelium. Gradualità che implica “sperimentazioni, correzioni, approvazioni ad experimentum”: una “flessibilità – spiega lo stesso Francesco – necessaria per poter raggiungere una vera riforma”. “Non è da escludere – il commento di Semeraro – che questo criterio (importante per conservare alla Curia romana il suo carattere di ‘servizio’) rimanga pure a promulgazione avvenuta”. Importante l’equilibrio fra tradizione e innovazione; principio, quest’ultimo, concretizzatosi nell’istituzione ex novo del Dicastero per la comunicazione, affidato oltretutto ad un prefetto laico, Paolo Ruffini, decisione che segue di qualche mese quella di porre un altro laico, Vincenzo Buonomo, alla guida della Lateranense. E ancora: “il tempo è superiore allo spazio”, principio enunciato dal Papa in Evangelii gaudium, “significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi”, e ad esso Francesco “è fedele anche” in questa riforma che, osserva ancora Semeraro, per il Pontefice è “un delicato processo” da vivere in primo luogo abbandonandosi “alla sicura guida dello Spirito Santo”. “Non si tratta tanto d’insistere sulle riforme strutturali”, ha spiegato in una recente intervista il card. Pietro Parolin, segretario di Stato e membro del C9, quanto piuttosto “sullo spirito profondo che deve animare anche ogni riforma della Curia ed è la dimensione fondamentale della vita cristiana cioè quella della conversione”.

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