Papa Francesco: incontro con anziani e giovani, “la fede va trasmessa in dialetto”. Anche nella Chiesa “testimonianze brutte”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“La fede va trasmessa in dialetto, sempre. Dialetto familiare”. Lo ha ribadito il Papa, nell’incontro con gli anziani e i giovani, all’Augustinianum (Roma). “La fede si trasmette a casa, sempre”, ha detto Francesco: “Sono precisamente i nonni, nei momenti più difficili della storia, coloro che hanno trasmesso la fede. Pensiamo alle persecuzioni religiose del secolo scorso, alle dittature: erano i nonni che di nascosto insegnavano la fede, di nascosto portavano i bambini a battezzare. Perché no i genitori? Perché i genitori erano coinvolti nella filosofia del partito, e se si sapeva che facevano battezzare i figli, perdevano il lavoro o diventavano vittime di persecuzioni”. “I nonni nei momenti di persecuzione avevano una grande responsabilità, portavano avanti la fede nei modi più elementari”, ha proseguito raccomandando “il dialetto di casa, dell’amicizia, della vicinanza, ma sempre il dialetto”. “Voi avete trasmesso la fede, ma poi si vive, e il mondo fa proposte che entusiasmano i figli e tanti si allontanano dalla fede”, ha detto rispondendo alla domanda di due genitori: “Fanno opzione non cattiva sempre, ma tante volte incosciente. Sentono ideologie più moderne e si allontanano”. “Primo: non spaventarsi, non perdere la pace”, il consiglio del Papa: “Mai cercare di convincere, perché la fede non cresce, la Chiesa non cresce per proselitismo, cresce per attrazione – questa è una frase di Benedetto XVI – cioè per testimonianza”. Poi Francesco ha raccontato l’aneddoto di un sindacalista, “un dirigente sindacale che ho conosciuto, che a 20-21 anni era caduto nella dipendenza dell’alcol”: “Viveva solo con la mamma, lo aveva avuto da ragazza. Si ubriacava, e al mattino vedeva come la mamma usciva per lavorare. Lavorava tutta la giornata, e lui vedeva la mamma ma faceva finta di essere addormentato. Non aveva lavoro e guardava come la mamma si fermava, lo guardava con tenerezza e se ne andava a lavorare. Questo lo ha distrutto. Quel silenzio, quella tenerezza della mamma ha distrutto tutte le sue resistenze”. Così, “ha cambiato vita e poi fatto buona famiglia, una buona carriera”. “Silenzio, tenerezza. Silenzio che accompagna, non quello che accusa: è una virtù dei nonni”, l’omaggio del Papa: “Abbiamo visto tante cose della vita che tante volte solo il silenzio buono può aiutare”. “C’è una sola causa” dell’allontanamento dei giovani dalla fede: “Le testimonianze brutte”, la tesi di Francesco. Che ha precisato: “Non sempre in famiglia, anche nella Chiesa: preti nevrotici, gente che dice di essere cattolica e porta la doppia vita. Sempre sono queste brutte testimonianze, quelle che allontanano dalla vita. E poi questa gente che soffre questo, accusa: io ho perso la fede perché ho visto questo, questo. E ha ragione”. La “contro-testimonianza”, in positivo, raccomandata dal Papa è quella “che ha dato Gesù nella sua passione: quando lui soffriva, era capace di toccare il cuore”. “Ai genitori e ai nonni che hanno consiglio molto amore, molta tenerezza, comprensione, testimonianza e pazienza”, ha concluso Francesco: “E preghiera. Pensate a santa Monica, ha vinto con le lacrime, era brava. Ma mai discutere, mai! È un tranello. I figli vogliono far arrivare i genitori alla discussione. Sempre evitare la discussione diretta, perché questo allontana. Sempre la testimonianza in dialetto, cioè con quelle carezze che loro capiscono”.

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