Paolo VI: don Maffeis (postulatore), “suo magistero sviluppato in dialogo con il corpo episcopale”

“Paolo VI era convinto di dover dare una direzione ai lavori conciliari, ma il suo magistero si è sviluppato in dialogo con il corpo episcopale, riunito nel Concilio e poi sparso nel mondo”. Lo ha detto don Angelo Maffeis, postulatore della causa di canonizzazione di Montini, intervenendo al convegno nazionale di Ac, stasera alla Lumsa in occasione della canonizzazione di Paolo VI. Tra i temi presenti nel pontificato di Montini e segnalati dal sacerdote, la “coscienza nella chiesa”. Don Maffeis ha segnalato una delle consapevolezze del pontefice: “La verità viene espressa non con posizioni dogmatiche ma con dichiarazioni”. Ricordando i suoi viaggi, invece, ha sottolineato che Paolo VI porta la Chiesa a “mettersi in cammino verso le nuove frontiere, verso i credenti delle altre religioni”. A proposito della “riforma della Chiesa”, don Maffeis ha evidenziato che il pontefice “non aveva difficoltà a utilizzare il termine di riforma piuttosto che di rinnovamento, parla dell’esigenza di una nuova vita interiore e di rivedere le forme in cui esercitare autorità”. “La ricezione del Vaticano II – ha aggiunto – non è una neutrale presa d’atto di ciò che stava scritto, ma richiedeva delle decisioni che sciolgano le ambivalenze presenti nei testi conciliari”. A questo proposito, vengono richiamate le riforme della curia romana e quella liturgica, che “ha avuto maggior impatto sui fedeli”. In seguito, attenzione alla vocazione dei laici e al tema dell’unità dei cristiani. “Paolo VI insiste sul fatto che l’evangelizzazione è un atto ecclesiale, non una realtà da intepretare in maniera anarchica ma da soggetti che si sentono parte di un unico corpo”. Infine, il “dialogo con il mondo contemporaneo”. “Il pontefice si dimostra consapevole del fatto che la Chiesa ritrovando la propria identità si mette a disposizione della salvezza del mondo”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa