Sinodo 2018: mons. Genn (Münster), “entro in contatto con i giovani la domenica alle 17 attraverso i media digitali e il venerdì sera con momenti di preghiera”

“Nella mia diocesi ho trovato un modo per entrare in contatto con i giovani durante l’anno. Lo faccio di domenica alle 17 e il venerdì sera”, ha raccontato il vescovo di Münster Felix Genn parlando nell’aula del Sinodo oggi riguardo alle forme concrete della catechesi e riferendosi ai punti 190-193 dell’Instrumentum laboris. Il testo è stato diffuso dall’ufficio stampa della Conferenza episcopale tedesca. Due le modalità delle catechesi nella diocesi di Münster per i giovani: “La prima mi mette in dialogo diretto con i giovani”, utilizzando anche vari media digitali. La seconda sono “serate di preghiera dei giovani in cui mi rivolgo a loro con la parola dell’annuncio in modo catechetico”, ha raccontato, spiegando che “i responsabili della pastorale giovanile mi hanno detto che le 17 è l’ora che i giovani riescono meno a riempire”. Un secondo punto toccato da mons. Genn è stato quello dell’accompagnamento spirituale e riferendosi ancora agli abusi ha sottolineato “i pericoli di questo accompagnamento”: dal momento che si sono verificati casi di abusi sessuali anche nella confessione, “nello spazio sacro del sacramento e della persona”, è “importante sottolineare che vi è anche un abuso spirituale nell’imporre all’altra persona una mia decisione, che ritengo sia giusta per lui, piuttosto che lasciargli la libertà”, ha richiamato il vescovo. E ha citato Sant’Ignazio: l’accompagnamento deve “lasciare che il Creatore lavori con la creatura”. Il terzo punto evidenziato da mons. Genn ha riguardato il tema della “auctoritas” e l’enfasi che l’Instrumentum pone sul fatto “che i giovani devono svolgere il ruolo principale nella pastorale giovanile”. Secondo il vescovo bisogna “accompagnare i giovani, evocando quasi maieuticamente la verità che già vive in loro, attraverso un intenso ascolto, e a partire da quella condurli ad una conversione interiore alla sequela di Cristo”, in modo da far sentire loro che “seguire Cristo è bello, è buono e corrisponde alla verità della vita”.

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