Etiopia: Medici Cuamm, al via il progetto di potenziamento di 3 neonatologie in collaborazione con Osp. Bambino Gesù

Tre neonatologie in cui intervenire, in tre ospedali strategici dell’Etiopia, per ridurre la mortalità neonatale. Questo l’obiettivo del progetto “Newborn Survival” sviluppato da Medici con l’Africa Cuamm con il sostegno di Aics (Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo) e in partnership con l’Ospedale Bambino Gesù, Informatici senza frontiere (Isf), Dipartimento pediatrico universitario ospedaliero Tor Vergata (Dpuo Tv) e Ethiopian Pediatrics Society (Eps). Il progetto dedicato al potenziamento di tre unità di terapia intensiva neonatali dell’Etiopia durerà tre anni e punta a migliorare le condizioni di salute di 15.200 neonati. Ancora oggi in Etiopia muoiono 41 bambini su 1000 nei primi giorni dopo la nascita, molto spesso per la mancanza di mezzi adeguati a curarli nelle fasi immediatamente successive al parto: non solo incubatrici e ossigeno, ma anche personale formato per gestire gli effetti sui bambini di un parto complicato.
Per rispondere a questa emergenza, il progetto di Medici con l’Africa Cuamm coinvolgerà l’ospedale St. Paul di Addis Abeba, il secondo più grande del Paese, il St. Luke di Wolisso – di proprietà della Chiesa cattolica etiope, dove Cuamm è presente fin dalla fondazione del 2000 – e quello di Tulubolo. “I tre ospedali in cui interverremo – ha spiegato don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm – rappresentano i tre livelli di intervento del sistema sanitario che vogliamo contribuire a potenziare. Tulubolo è l’ospedale rurale, Wolisso l’ospedale regionale per i casi complicati, il St.Paul di Addis Abeba il grande ospedale metropolitano di riferimento. Questo progetto, frutto di un accordo con il Ministero della salute etiope, durerà tre anni e contribuirà al miglioramento delle linee guida nazionali per la gestione dei neonati”.
“Il Bambino Gesù in tutte le sue missioni internazionali ha un obiettivo – ha dichiarato Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Bambino Gesù – che è quello di portare nei Paesi con cui sviluppa delle collaborazioni le proprie competenze di formazione”. In questo progetto, ha aggiunto, “il Bambino Gesù porterà avanti soprattutto la parte relativa al trattamento del dato scientifico, all’organizzazione dei diversi livelli di una neonatologia. Inoltre, al fine di far crescere il numero di personale specializzato che presta servizio negli ospedali, in collaborazione con il Cuamm e con il Ministero della Salute, abbiamo previsto un periodo di formazione al Bambino Gesù che permetta ai neonatologi locali di accrescere la propria esperienza e di poterla applicare e trasferire ai propri colleghi una volta fatto ritorno in Etiopia”.

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