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Comece: patrimonio cristiano d’Europa. Padre Poquillon (segretario generale), “la cultura cristiana è unità nella diversità, dialogo, rispetto dell’alterità”

(Foto: Comece)

(dall’inviata a Bruxelles) “La cultura cristiana è unità nella diversità. È dialogo, rispetto dell’alterità. Ascolto dell’altro. Ed oggi c’è una disperata mancanza di senso di alterità nelle nostre società”. È questo lo specifico contributo che la cultura cristiana oggi dà all’Europa e a indicarlo è padre Olivier Poquillon, segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), a margine della Conferenza di dialogo su “Promuovere il patrimonio cristiano d’Europa”, promossa dall’organismo ecclesiale europeo nel quadro dell’Anno europeo del patrimonio culturale designato dall’Unione europea per il 2018. “Siamo dentro a sistemi antropologici che respingono l’altro solo perché diverso. L’alterità, patrimonio cristiano per l’umanità, ha creato una antropologia che fa dell’uomo un essere in relazione, che riceve la vita, la condivide e la trasmette”. “Sono 2000 anni che la Chiesa vive in Europa”, osserva il domenicano. “La sua presenza non è un’eredità nel senso che si attende la sua morte per accoglierla. La Chiesa è una realtà viva”. “Si dice che i popoli europei non amano l’Europa”, riflette padre Poquillon. “Ma forse non amano le sue istituzioni. L’Europa tutto sommato è un’istituzione giovane, deve forse semplicemente superare questo momento di adolescenza per divenire adulta e trovare finalmente quella maturità che le permetterà di dialogare con tutti, senza aver paura dell’alterità, della differenza. Solo così sarà di nuovo in grado di costruire insieme il bene comune”.

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