Stati Uniti: vescovi, “abbiamo un obbligo morale e umanitario nei confronti dei dreamers”

(Foto: AFP/SIR)

(da New York) “Abbiamo un obbligo morale e umanitario nei confronti dei dreamers”. I vescovi statunitensi commentando l’incontro alla Casa Bianca tra il presidente Trump e i membri del Congresso, avvenuto lo scorso 9 gennaio, chiedono una legge urgente che impedisca la deportazione degli 800mila giovani e ragazzi arrivati negli Usa illegalmente, a seguito dei genitori e che hanno visto bloccato il permesso di studio e di lavoro concesso dalla precedente amministrazione. “Per anni questi giovani hanno vissuto negli Usa e li hanno arricchiti in molti modi – ha commentato il vescovo Joe S. Vásquez di Austin, presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale -. Hanno contribuito all’economia del Paese, sono presenti nelle forze militari, hanno dato risultati accademici importanti nelle nostre università e sono leader di parrocchie e comunità e per questo meritano, assieme alle loro famiglie, sicurezza, compassione, generosità e giustizia”. I vescovi plaudono alla possibilità di una soluzione bipartisan come “primo passo per la riforma di leggi sull’immigrazione realmente obsolete”. Pur riconoscendo i diritto degli Usa e di tutti i Paesi alla sicurezza, il presidente della Commissione per le migrazioni chiede “misure finanziariamente valide, efficaci, che non danneggino i più vulnerabili” e mette in guardia dall’introdurre nella politica migratoria “elementi non collegati, non necessari o controversi che mettono a repentaglio la santità delle famiglie e dei minori non accompagnati”. Monsignor Vásquez non fa espliciti riferimenti alla richiesta del presidente di subordinare la legge sui dreamers ai finanziamenti per la costruzione di un muro al confine con il Messico, ma l’invito ad agire senza ricatti è molto chiaro. I vescovi inoltre offrono tutto il loro supporto al potere legislativo ed esecutivo per trovare una soluzione “giusta” che garantisca la sicurezza della nazione e tuteli questi giovani “che hanno lavorato duramente per migliorare se stessi e il Paese”.

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