Diocesi: mons. Pellegrini (Concordia-Pordenone), “finito il tempo delle parrocchie autosufficienti e baricentriche”

“È finito il tempo delle parrocchie autosufficienti e baricentriche. Anch’esse cambiano, come e con le persone, le loro necessità”. Ad affermarlo è mons. Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone, in un’intervista pubblicata sul settimanale diocesano “Il Popolo”. Oltre ad alcuni spostamenti di parroci, in diocesi vengono attivate le unità pastorali. “Non è una novità in senso di calendario, ma è un cammino in parte da percorrere”, spiega il vescovo. Facendo riferimento alla nota pastorale della Conferenza episcopale italiana “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, mons. Pellegrini osserva che “il contesto sociale e culturale è cambiato, non è più come nel secolo scorso: allora le comunità erano stabili e radicate”. Invece “oggi si lavora in un posto, si va a dormire in un altro, si hanno gli amici in un altro ancora e la famiglia è distante. Oggi ci si muove, ci si sposta”. Per cui “non c’è più identità con una comunità. Non ci sono confini definiti”. Una scelta non dettata dalla riduzione del numero di sacerdoti, anche se, conferma il vescovo, “il calo è una realtà. Ma perderemmo il quadro di come, da tempo e in prospettiva, si sta muovendo la Chiesa se pensassimo e guardassimo solo ai numeri”. Ora nella diocesi di Concordia-Pordenone ci sono 214 presbiteri incardinati, più 23 extra diocesani. “Le parrocchie sono 188. Di queste – spiega Pellegrini – 108 hanno il parroco o l’amministratore parrocchiale residente, 80 sono rette da un parroco o da un amministratore non lì residente”. “La stima – aggiunge – è che, fra 10 anni, avremo 90 sacerdoti in servizio pastorale attivo in diocesi” e solo 32 saranno under 50.

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