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Corridoi umanitari: Francia, questa sera all’aeroporto Charles de Gaulle i primi 16 profughi siriani. Luca Negro (Fcei), “traguardo significativo”

“Per noi è un traguardo significativo”. Così da Parigi Luca Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia definisce l’arrivo questa sera del primo corridoio umanitario francese all’aeroporto Charles de Gaulle. Ad arrivare con questo primo volo dal Libano saranno quattro famiglie (16 persone in tutto, di cui tre bambini) provenienti per la maggior parte da Homs, città siriana oggi completamente rasa al suolo a causa della guerra. Una volta arrivati in Francia saranno accolti nelle città di Nîmes e Le Mans. È il progetto dei corridoi umanitari. In Italia è attivo da un anno e mezzo e ha portato fino a oggi nel nostro paese 850 persone dai campi profughi libanesi con 14 voli. Questa sera “sbarca” in Francia grazie a un protocollo di intesa firmato, alla presenza dell’allora presidente Hollande il 14 marzo scorso all’Eliseo, tra il ministero dell’Interno, il ministero degli Affari esteri, la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione protestante di Francia e la Conferenza episcopale francese. L’intesa prevede un percorso di identificazione, accoglienza e integrazione per 500 persone per i prossimi 18 mesi.

“La Francia- dice Negro – è il primo Paese europeo a seguire l’esempio italiano, una buona pratica, pienamente collaudata e portata avanti in chiave ecumenica, da protestanti e cattolici che insieme si sono attivati per l’accoglienza in sicurezza di persone che hanno perso tutto a causa di guerra e persecuzione”. Le Chiese e la Comunità di Sant’Egidio hanno preso contatti con altri Paesi in Europa (tra cui Germania e Svizzera). “Siamo convinti – spiega Negro – che si tratti di un modello esportabile sia perché è fondato sui parametri di Schengen, che prevede la possibilità da parte degli Stati membro di rilasciare visti per motivi umanitari, sia perché è esattamente il contrario di una migrazione selvaggia”. “I corridoi umanitari – conclude il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia – garantiscono non solo sicurezza alle persone che arrivano, senza bisogno di affrontare i viaggi della morte sui barconi, ma danno sicurezza al Paese che li accoglie perché sono persone che vengono selezionate, in base anche alla loro situazione di vulnerabilità all’origine.

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