Bambini di Mosul: Save the Children, “guerra, armi, tristezza e Isis” le cose più temute. Hanno perso la capacità di sorridere

Ad aggravare la situazione dei bambini di Mosul sono “le conseguenze del conflitto sulla salute mentale dei genitori, spesso altrettanto segnati dall’esposizione alla violenza e, quindi, non in grado di offrire conforto ai figli”. Lo mostra una ricerca di Save the Choldren, presentata oggi. Come ulteriore effetto, “la violenza domestica nel campo è aumentata: oltre l’85% dei bambini ha identificato nell’essere picchiato – o nell’assistere agli abusi subiti da altri bambini – una delle maggiori fonti di rabbia e tristezza”. “Se venivamo catturati in strada durante la preghiera, potevamo essere frustati. Decapitavano o fustigavano la gente in strada ogni momento e poi appendevano i corpi a bastoni di metallo per giorni”, ha raccontato Jad, 13 anni, agli operatori di Save the Children. Come lui molti hanno detto di aver assistito alla morte di familiari e di aver visto cadaveri e sangue nelle strade. Altri hanno riportato storie di parenti colpiti da cecchini o da ordigni, oppure esplosi sulle mine durante la fuga. Diffuso, inoltre, il terrore che l’Isis possa ancora attaccarli, persino nella relativa sicurezza del campo.
“È stato impressionante vedere quanto introversi e chiusi fossero diventati i bambini. Raramente sorridevano. È stata così dura che hanno perso la capacità di essere bambini”, afferma Marcia Brophy, operatrice specializzata in salute mentale per il Medio Oriente di Save the Children. “Il tempo trascorso sotto il controllo dell’Isis e la fuga per salvarsi hanno avuto un prezzo davvero terribile – aggiunge -. Questi bambini non guariranno in settimane e neppure in mesi. Avranno bisogno di sostegno per i prossimi anni”. Quando ai bambini è stato chiesto, nell’ambito della ricerca, di indicare una cosa o una caratteristica personale indesiderata da mettere in una borsa magica per potersene liberare, “la guerra, le armi, la tristezza e l’Isis sono state scelte con maggiore frequenza”. Quando è stato chiesto loro, invece, di mettere nella borsa magica qualcosa che li avrebbe aiutati a sentirsi meglio, “hanno spesso avuto difficoltà nel rispondere. Di quelli che lo hanno fatto, la maggior parte ha scelto la felicità e i cari persi”.

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