Società: mons. Galantino, a fianco dei migranti non solo “a casa loro”

foto SIR/Marco Calvarese

“Le buone intenzioni e i numerosi tentativi di affrontare l”ingombrante’ tema/problema della mobilità umana continuano a cozzare contro l’oggettiva difficoltà di farvi fronte con i mezzi disponibili messi lodevolmente in campo ora dagli uni ora dagli altri”. Lo sottolinea mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, in un editoriale pubblicato oggi su “Il Sole 24 Ore”. “Quando un tema che vede coinvolti storie e volti concreti viene affrontato in maniera interessata, è difficile aspettarsi soluzioni praticabili – avverte il presule -. Soprattutto se si prende atto che i flussi migratori nel mondo sono in costante aumento: oltre 250 milioni di persone ogni anno si mettono ‘in cammino’, anche in condizioni tali da mettere a rischio la propria vita”, mentre rifugiati, sfollati e richiedenti asilo sono “oltre 65 milioni all’anno”. Di fronte di tutto ciò, “come accompagnare queste persone ‘in cammino’? Come tutelare la loro libertà di partire e di restare?”. “Giorno per giorno le cronache – rammenta il segretario generale – rendono conto di incontri, proclami, volontà decise a non girarsi dall’altra parte, ma anche di ‘giravolte’ interessate e dettate dalla paura di perdere consensi”.
Seguendo l’invito del Papa ad affrontare il tema della mobilità secondo alcuni percorsi che possono riassumersi in quattro verbi, “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”, e nella “convinzione che tutti hanno diritto alla libertà di partire, ma anche alla libertà di restare o di ritornare nella propria patria”, “la Chiesta cattolica italiana – senza approcci buonisti e nel pieno rispetto della legalità – ha lanciato e sta realizzando – ricorda mons. Galantino – la campagna ‘Liberi di partire, liberi di restare’. Un percorso di accoglienza, di tutela, di promozione e di integrazione che non di rado è all’inizio di un cammino di ritorno nel Paese di origine per contribuire a costruire una storia di libertà e favorire sviluppo”. Sullo sfondo della campagna “vi è una ‘pretesa’: indicare ulteriori vie che, unite alle tante già in atto, contribuiscano a uscire dall’impasse e a depotenziare insopportabili cori da stadio, incapaci di proposte costruttive”. Grazie ai fondi (30 milioni di euro) dell’8xmille, la campagna “Liberi di partire, liberi di restare” si rivolge “soprattutto ai minori”. “Il progetto da centralità alle realtà locali, sia nei Paesi in via di sviluppo dove verranno indirizzati gli interventi più significativi, sia nei Paesi di transito, sia in Italia”.
Tra gli ambiti prioritari di intervento, “l’educazione e la formazione (anche professionale)”; “l’informazione in loco”; “progetti mirati di carattere sociale e sanitario” a favore di minori e vittime di tratta in particolare; “progetti in ambito socio-economico, accompagnamento ai rientri di coloro che intendono volontariamente procedere in tal senso”.  “C’è chi prova a non lasciarsi mettere all’angolo o ridurre al silenzio facendo proposte che vadano oltre i dissensi gridati e l’indifferenza praticata”, conclude Galantino.

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