Santuario della Spogliazione: mons. Sorrentino (Assisi), “qui si depone l’abito dell’egoismo”

Il santuario della Spogliazione “come il luogo in cui ciascuno di noi viene a innamorarsi di Cristo, come Francesco, deponendo l’abito dell’egoismo, per rivestire quello di un’esistenza spesa nell’amore”. Così lo vede mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. Stasera, nella Messa per l’inaugurazione del santuario della Spogliazione, ad Assisi, il presule ha espresso una serie di auspici: “Vorrei che qui arrivassero i potenti del mondo a deporre una volta per tutte gli arsenali nucleari, le mine anti-uomo, il commercio di armi che sono la vergogna di un’umanità che vive allegramente sull’orlo del baratro, sottraendo pane e dignità a milioni di esseri umani”. Poi: “Vorrei che qui venissero i mafiosi a deporre la loro prepotenza omicida che fa scorrere sangue e avvelena le fibre intime della società e dell’economia”. E “vorrei che qui venissero i burattinai della finanza internazionale a deporre i loro irresponsabili giochi che creano, nel mondo globalizzato, disoccupazione, povertà e disagi di una infinità di esseri umani ‘colpevoli’ solo di essere nati poveri!”. Ancora: “Vorrei che tra queste mura, che trasudano le note del Cantico di Frate Sole, si fermasse quell’incredibile tirannia sull’ambiente che causa enormi e forse irreparabili danni che ancora una volta schiacciano le esistenze più deboli, le costringono ad emigrazioni violente e desertificano le fonti vitali dell’umanità”. Infine: “Vorrei che in questi ambienti che furono testimoni di un dramma di famiglia tutto giocato sul sì o sul no al dio–denaro venissero tanti parlamentari, uomini della scienza e dell’informazione, a interrogarsi sulla loro responsabilità di promuovere una legislazione e una cultura poste interamente a servizio della pace, della famiglia e della vita, e mai complici dell’assassinio di esseri umani nel grembo materno e nella loro fragilità dovuta all’età e alla condizione fisica”.

“Ce n’è per tutti. Ma a partire da noi, comunità cristiana”, ha sottolineato mons. Sorrentino: “Siamo una Chiesa che ha bisogno di spogliarsi di storici fardelli di potere e di possesso; che ha bisogno di smettere la presunzione di mettersi sul piedistallo per farsi umile lievito di fraternità; che deve annunciare Cristo senza timidezza, con la forza mite dell’attrazione e della testimonianza; che dev’essere ancora più pronta a fare spazio agli ultimi, non accontentandosi delle opere della Caritas, per diventare una famiglia di famiglie, in cui ogni fratello bisognoso, di qualsiasi colore e latitudine, possa trovare una mensa, una casa, un cuore”.
Questo santuario, ha concluso il presule, “invoca una Chiesa che, come Francesco d’Assisi, risplenda pienamente di Cristo e non abbia paura di gridare il vangelo.
Un santuario che ci impegna tutti”.

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