Pena di morte: Amnesty International, 1.032 esecuzioni nel 2016. Cina al primo posto ma dati occultati come segreto di Stato

Nel 2016  sono state almeno 1.032 le persone messe a morte in 23 paesi del mondo, il 37% in meno rispetto al 2015. Lo rende noto il nuovo Rapporto sulla pena di morte di Amnesty International, “Death sentences and executions 2016”, diffuso oggi, secondo il quale la maggior parte delle esecuzioni è avvenuta, nell’ordine, in Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan. La Cina rimane dunque il maggior esecutore mondiale, ma la reale entità dell’uso della pena di morte nel Paese è sconosciuto, perché i dati, spiega il report, “sono classificati come segreto di stato”. Centinaia di casi documentati di pena di morte, afferma l’organizzazione per i diritti umanitari, non sono presenti nel registro giudiziario online, da subito pubblicizzato come un “passo avanti decisivo verso l’apertura” e citato come “prova che il sistema giudiziario cinese non ha nulla da nascondere”. Il registro in realtà “contiene solo una piccola parte delle migliaia di condanne a morte che riteniamo siano emesse ogni anno in Cina. Sulla base di fonti pubbliche cinesi tra il 2014 e il 2016 sono state eseguite almeno 931 condanne a morte, solo 85 delle quali sono riportate nel registro”.

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