Card. Bagnasco: “la morte non è l’ultima parola, ma la penultima”

In occasione della veglia per i missionari martiri che si è svolta ieri sera a Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, dopo aver ricordato che “il Vangelo ci ammonisce di essere semplici come colombe e vigilanti come serpenti”, ha affermato che “la vigilanza vuol dire realismo, ossia chiamare le cose col loro nome, ma con nel cuore la semplicità dei figli di Dio”. L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei ha spiegato che “la semplicità non è l’opposto della prudenza e della verità delle cose, perché la persecuzione è persecuzione, non si può cambiare il nome, il male è male e non si può chiamare bene, la violenza è violenza, la morte è la morte”. Però, ha aggiunto, “la semplicità del cuore deve sempre accompagnare colui che ha incontrato Cristo e che non dispera mai perché non può disperare”. Infatti, “Cristo è risorto, anche se a volte sembra che la morte, la violenza, vincano. Anche sul Calvario appariva, ma quella non era l’ultima parola. Era solo la penultima”. Come cristiani, ha concluso l’arcivescovo, “abbiamo la certezza della parola ultima, vincente, quella della risurrezione, anche se ora viviamo i drammi, le contraddizioni della penultima parola dove ancora la violenza, la illiberalità, l’intolleranza, il fanatismo sono presenti e pesanti”.

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