Attentati Egitto: Potestà (Università cattolica), l’attacco ad Alessandria “indica livello dello scontro”. Visita Papa “lungimirante atto politico”

“L’attentato di Alessandria d’Egitto è avvenuto all’entrata della chiesa dove la massima autorità religiosa dei cristiani copti aveva appena terminato di celebrare messa. Ciò indica il livello dello scontro. Obiettivo il patriarca in persona, il loro papa (dal greco pàppas:’ papà’), titolo storicamente riferito, prima che ai patriarchi di Roma, a quelli di Alessandria”. Lo sottolinea Gian Luca Potestà, docente di Storia del cristianesimo alla facoltà di Lettere e filosofia e direttore del Dipartimento di Scienze religiose dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in un articolo pubblicato su “CattolicaNews”. “Vivere da cristiani in territorio islamico è complicato. Lo è stato, e in parte lo è ancora, per musulmani ed ebrei in Europa, fino a che la si è concepita come ‘cristianità’: come un territorio, cioè, i cui assetti sociali, politici, morali e religiosi dovevano conformarsi alla normatività cristiana. La Riforma e le sanguinose guerre di religione e rivoluzioni avvenute sul suolo europeo hanno preparato la fine di questa pretesa, superata per i cattolici grazie al Concilio Vaticano II”, osserva Potestà.

Quando e come potrà avvenire qualcosa di analogo per i territori in cui i musulmani sono in prevalenza numerica? “Attenuare la potenza del nesso tra religione e territorio è un passaggio indispensabile per alleggerire la componente religiosa della violenza – sostiene il docente -. Esso esige azioni in qualche modo coordinate e prolungate di governi interessati a promuovere la pace, di apparati informativi leali, di leader religiosi capaci di discernimento, di università e sistemi di informazione in cui l’aspirazione alla comprensione delle ragioni dell’altro prevalga sulla polemica e sull’apologetica”. Per Potestà, “l’imminente visita in Egitto di Papa Francesco si prospetta come coraggiosa testimonianza di prossimità e insieme lungimirante atto politico. Le chiese e i popoli cristiani oppressi e minacciati guardano al papato come a un sostegno prezioso e per certi versi insostituibile”. Oggi, conclude, “i cristiani copti attendono dal Papa, dalle altre chiese e istituzioni cristiane segni di attenzione, speranza e prossimità. Inviti alla resistenza e promesse di sostegno e di preghiera”.

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