Testamento biologico: Centro studi Livatino, “forte preoccupazione” per il testo unificato sulle Dat, in esame alla Camera dei deputati

“Da giuristi a vario titolo impegnati nella formazione, nell’attività forense e nella giurisdizione, esprimiamo forte preoccupazione per il testo unificato cosiddetto sulle Dat (Disposizioni anticipate di trattamento), in corso di esame alla Camera dei deputati, e per ciascun singolo passaggio dell’articolato”. Lo scrive il Centro studi Livatino, formato da magistrati, docenti universitari, avvocati e notai, nell’appello inviato a tutti i deputati e i senatori, quale contributo all’approfondimento della proposta di legge sulle “disposizioni anticipate di trattamento”, della quale nel pomeriggio di oggi l’Aula della Camera inizierà l’esame e il voto. L’appello, sottoscritto da oltre 250 giuristi – ma le adesioni continuano ad arrivare – reca come prima la firma di Mauro Ronco, presidente del Centro studi Livatino, cui si affiancano quelle di giudici emeriti della Corte costituzionale come Paolo Maddalena e Fernando Santosuosso, di magistrati impegnati in ogni settore della giurisdizione, dalla legittimità al merito, dal penale al civile, al minorile, di notai e avvocati con competenze, provenienze geografiche ed esperienze diverse.

Rispetto al testo sul “fine vita” approvato nella 16ª Legislatura solo dalla Camera dei deputati, in questa proposta di legge, si legge nell’appello, “sono scomparsi il riconoscimento del diritto inviolabile della vita umana, il divieto di qualunque forma di eutanasia, di omicidio del consenziente e di aiuto al suicidio”. Non solo: “La nutrizione e l’idratazione artificiali sono qualificati trattamenti sanitari: così quella che è una forma – anche temporanea – di disabilità in ordine alle modalità di sostentamento fisico diventa causa della interruzione della somministrazione, e quindi di morte”. Poiché mancano per definizione di attualità e hanno a oggetto un bene indisponibile come la vita, le “disposizioni anticipate di trattamento”, secondo l’appello, sono “ben diverse dal consenso informato: rappresentano il riconoscimento del ‘diritto’ al suicidio, che non ha nulla a che vedere con la libertà di non essere curati”. A esso, come per ogni diritto, corrisponderà “un dovere: quello del medico di assecondare la volontà suicidiaria: anche per questo la proposta di legge stravolge il senso e il profilo della professione del medico. La disciplina per i minori realizza una eutanasia di non consenziente, come è già accaduto in Belgio ed Olanda”. Di fronte a un testo obiettivamente inemendabile il Centro studi Livatino auspica che “il Parlamento italiano affronti le reali emergenze sanitarie; nella convinzione che chi soffre vada aiutato, oltre che a ricevere terapie adeguate, a vivere con dignità la sofferenza, non a vedersi sottratte insieme la vita e la dignità”.

 

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