Diritto al cibo: card. Parolin, “ogni Paese deve arrivare all’autosufficienza alimentare”

“Fare in modo che ogni Paese accresca le proprie risorse per arrivare all’autosufficienza alimentare, pensando a nuovi modelli di sviluppo e di consumo, facilitando forme di organizzazione comunitaria che valorizzino i piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali e la biodiversità, come pure adottando politiche di cooperazione che non aggravino la situazione delle popolazioni meno avanzate o la loro dipendenza esterna”. È la proposta formulata dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato,  nella lettera inviata a nome del Papa al X Forum per il futuro dell’agricoltura, in corso oggi a Bruxelles. “Uno sguardo anche rapido sulla situazione mondiale domanda un maggiore impegno a favore del settore agricolo non solo nel migliorare i sistemi di produzione o di commercializzazione, ma anche e soprattutto nel porre l’accento sul diritto di ogni essere umano ad avere accesso a un cibo sano e sufficiente e a essere nutrito in misura dei propri bisogni, partecipando alle decisioni e alle strategie che si andranno ad attuare”, raccomanda Parolin, secondo il quale “sempre più si evidenzia la necessità di collocare al centro di ogni azione la persona, sia essa soggetto del lavoro agricolo, operatore economico o consumatore”, partendo dalla “stretta relazione tra l’agricoltura, la cura e la custodia del creato, la crescita economica, i livelli di sviluppo e i bisogni attuali e futuri della popolazione mondiale”.

“Le attese legate agli Obiettivi di sviluppo sostenibile definiti per l’intera comunità internazionale richiedono di affrontare la situazione di certi Paesi e zone dove l’attività agricola resta carente perché non è sufficientemente diversificata e quindi inadeguata a rispondere al contesto ambientale o al mutamento climatico”, ricorda il segretario di Stato vaticano. “Sono sotto i nostri occhi bassi livelli di occupazione e quindi di reddito complessivo, come pure una malnutrizione, anche cronica, per milioni di esseri umani”, la denuncia del cardinale, che spiega: “Si tratta di un meccanismo complesso che colpisce anzitutto le categorie più vulnerabili escluse non solo dai processi produttivi, ma spesso costrette a lasciare le loro terre e mobilitate alla ricerca di rifugio e speranza di vita”. “Non si tratta di pensare al futuro dell’agricoltura imponendo un modello di produzione a tutto vantaggio di gruppi ristretti e di un’esigua porzione della popolazione mondiale; né di pensare al lavoro agricolo partendo dai risultati ottenuti dalla ricerca in laboratorio”, il monito di Parolin: “Un tale approccio può essere fonte di immediato vantaggio per alcuni, ma abbiamo valutato quanto potrà danneggiare altri?”.

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