Benedizioni a scuola: Tarquinio (Avvenire), “in sede giudiziaria una serena e lineare lezione sulla laicità inclusiva”

“Colpisce che sia dovuta echeggiare in una sede giudiziaria questa serena e lineare lezione sulla ‘laicità inclusiva’, che pure è frutto di una grande e diffusa cultura italiana, lievitata nei secoli coniugando umano rispetto, civile accoglienza e identità cattolica”. Così Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, commenta in un corsivo pubblicato oggi dal quotidiano cattolico il pronunciamento del Consiglio di Stato con il quale ha dichiarato legittime le benedizioni a scuola, ribaltando una precedente sentenza del Tar dell’Emilia Romagna. “In quest’Italia che ha preso a dare troppo credito a malpensanti e malelingue – osserva il direttore – c’è stato bisogno di un saggio collegio di supremi giudici amministrativi per ribadire – dopo una piccola e aspra baraonda di ricorsi e sentenze di Tar – che una benedizione cristiana data a scuola per tutti, condivisa da chi lo desidera e a nessuno imposta non è un insulto e tantomeno una violenza o una sopraffazione e neanche lontanamente una ferita alla libertà altrui”. “Una vera benedizione, del resto, è quello che la parola dice: bene-dire, dire il bene”, prosegue Tarquinio, rilevando che “soprattutto chi crede in Dio la impartisce e la riceve con umiltà”. “Troppi in diverso modo continuano a dimenticare le basi stesse della ‘nostra’ antica e buona arte del vivere assieme”, nota il direttore, concludendo che “forse questa riconfermata legittimità di un libero bene-dire può aiutarci a ricordare”.

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