Disabilità: don Mirilli (parroco di Roma), “non c’è uno scartato che nella logica di Dio non sia diventato protagonista “

“Non c’è uno scartato nella Bibbia che poi nella logica di Dio non sia diventato protagonista di salvezza”. A parlare è don Maurizio Mirilli, parroco del Santissimo Sacramento nel quartiere di Tor de’ Schiavi di Roma, durante il seminario “Le abilità che includono” dedicato ai catechisti e agli operatori della diocesi a contatto con le persone con disabilità. In particolare don Maurizio ha parlato de “Gli scartagonisti”, il suo ultimo libro. “Gli scartagonisti – ha spiegato – sono gli scartati dagli uomini che per Dio sono protagonisti. Mi sono chiesto se anche oggi la logica di Dio sia la stessa. La risposta è stata sì perché i disabili, scartati dalla società, sono in realtà protagonisti attivi nella vita della mia parrocchia”. “Abbiamo sempre concepito gli scartati – ha aggiunto – come i destinatari della nostra elemosina e invece dobbiamo avviare un processo lungo di conversione, attraverso il quale tiriamo dentro lo scartato per portarlo ad essere protagonista”. “Io stesso – ha rivelato don Maurizio – ho capito che sono uno scartagonista, Dio me l’ha fatto capire. A partire dai dieci anni avevo la vergogna di essere figlio di un carcerato. Fino a un anno fa avevo la vergogna di dirlo davanti allo specchio, figuriamoci di fronte a una platea di gente. I tre mesi di carcere di mio padre hanno segnato la mia vita e questo tipo di onta, ho scoperto, è grave quanto non avere le braccia. Del resto, chi stabilisce la scaletta della disabilità? Da ragazzo, la mia reazione è stata quella di riscattare la mia famiglia, dovevo lavare quella macchia. Mi sono laureato, ho fatto il manager e guadagnato tanti soldi. Ma il Signore mi ha fatto capire che il protagonismo umano non mi avrebbe portato alla gioia piena. Mi sono riconciliato e ho capito che ero anch’io uno scartagonista. Poco tempo fa, ho firmato una dedica del libro con ‘Don Maurizio, figlio di un ex carcerato’ e l’ho scritto con orgoglio”. “Ora – ha concluso – grazie alla Provvidenza, finalmente inizieranno i lavori nella mia parrocchia per aprire una casa nel 2018 che ospiterà cinque ragazzi disabili per cui ciascuno si senta in famiglia, visto che tutti ci siamo sentiti scartati”.

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