Papa Francesco: udienza, “sperare è imparare a vivere nell’attesa”, come una donna incinta. “Solo un povero sa attendere”

“Sperare significa imparare a vivere nell’attesa”. Lo ha ripetuto più volte, il Papa, nella parte finale della catechesi odierna: nell’attesa “di trovare la vita”, ha precisato a braccio. “Quando una donna si accorge che è incinta – ha proseguito sempre fuori testo – ogni giorno impara a vivere nell’attesa di vedere lo sguardo di quel bambino che verrà”. “Anche noi dobbiamo imparare da queste attese umane e vivere nell’attesa di guardare il Signore, di trovare il Signore. E questo non è facile, ma si impara: vivere nell’attesa”. “Questo però implica un cuore umile, povero”, ha precisato Francesco: “Solo un povero sa attendere. Chi è già pieno di sé e dei suoi averi, non sa riporre la propria fiducia in nessun altro se non in sé stesso”. “Una cosa che a me tocca tanto il cuore – ha rivelato il Papa- è un’espressione di san Paolo, sempre rivolta ai Tessalonicesi: a me riempie della sicurezza della speranza. Dice così: ‘E così per sempre saremo con il Signore'”. “Cosa bella!”, il commento di Francesco a braccio: “Tutto passa, ma dopo la morte per sempre saremo con il Signore. È la certezza totale della speranza, la stessa che, molto tempo prima, faceva esclamare a Giobbe: ‘Io so che il mio redentore è vivo. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno. E così per sempre saremo con il Signore'”. “Voi credete questo?”, ha chiesto il Papa ai presenti, concludendo la catechesi ancora una volta fuori testo, come ha fatto più volte: “Vi invito a dirlo tre volte con me”, l’esortazione a cui i 6mila dell’Aula Paolo VI hanno prontamente obbedito: “E così  per sempre saremo con il Signore”. “E così per sempre saremo con il Signore. E là, col Signore, ci incontreremo”, il congedo del Papa.

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