Economia di Comunione: sabato 4 febbraio 1.100 imprenditori di tutto il mondo da Papa Francesco per contribuire a “sradicare la povertà”

Non esiste una attestazione “Iso-Economia di comunione” da apporre sulle aziende. Non è “un modello per opportunisti” perché chi aderisce a questo “spirito di imprenditoria” lo fa per un grande obiettivo: contribuire a costruire “un mondo senza povertà”, creare posti di lavoro, promuovere “la cultura del dare in alternativa alla cultura dell’avere”. È dunque “un movimento di persone che hanno il desiderio di spendere la propria vita per un mondo più giusto”. Così Luigino Bruni, economista, ha presentato questo pomeriggio a un gruppo di giornalisti il progetto di “Economia di comunione”. Una iniziativa nata da un’intuizione di Chiara Lubich (la fondatrice dei Focolari) che nel maggio 1991, per reagire allo scandalo delle favelas che circondavano la città di San Paolo, in Brasile, invitò un primo gruppo di imprenditori a mettere in piedi delle aziende che, seguendo le leggi del mercato, producano utili “da mettere liberamente in comune”.

Da allora sono trascorsi 25 anni, “il mondo è cambiato velocemente”, “le promesse e le speranze maturate di quel periodo storico sono andate in crisi” e il mercato oggi ha bisogno “di nuovi miti fondativi”. Sabato 4 febbraio, Oapa Francesco incontrerà nell’Aula Paolo VI 1.100 attori dell’Economia di Comunione, in maggioranza imprenditrici e imprenditori che “hanno scelto la comunione come stile di vita personale e aziendale”. Sono 860 le aziende EdC sparse in tutto il mondo ed estremamente eterogenee nei servizi che propongono. Esprimono – sottolinea Luigino Bruni – “una sintonia totale” con quanto Papa Francesco dice a proposito dell’economia con i suoi “no alla economia che uccide, che esclude, che inquina”. Il progetto dell’EdC si propone come un “sì” a una economia diversa e alternativa al capitalismo del profitto a tutti i costi perché – aggiunge Bruni – “oggi è impensabile un mondo migliore senza economia  ma un mondo migliore ha bisogno di una economia nuova”.

All’incontro hanno partecipato anche alcuni imprenditori che aderiscono con le loro aziende all’Edc e che da oggi fino a domenica 5 febbraio parteciperanno a Castel Gandolfo a tre congressi di lavoro.  Steve William Azeumo del Camerun ha parlato dell’EdC diffusa in Africa centrale, protesa a formare soprattutto le nuove generazioni perché – dice – “il nostro obiettivo non è dare il pesce da mangiare né aiutare a pescare, ma quello di pescare insieme”. Maria Helena Ferreira Fonseca è invece la presidente dell’Anpecom (Associazione brasiliana di Economia di Comunione) . Oggi avvocato e professoressa di diritto a Curitiba, anche lei ha usufruito del sostegno dell’EdC per portare a termine gli studi. Interessante l’esperienza avviata da Teresa Ganzon nelle Filippine dove la sua banca – oggi una rete di 23 agenzie con 350 dipendenti – offre servizi personalizzati di micro-credito ad aziende rurali. C’è anche l’azienda italiana, la Bertola srl, di Marene Cuneo, che ha fatto del motto “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” lo stile vincente dell’azienda. Ma la crisi, che impatto ha avuto sulla storia dell’EdC? Luigino Bruni ammette che tante aziende in questi anni hanno chiuso ma assicura anche che “nuove aziende sono entrate” nella rete della Economia di Comunione. Il segreto? “Quando c’è la crisi – risponde l’esperto -, vengono in luce le aziende che hanno investito su cose vere”.

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