Sant’Ambrogio: mons. Delpini (Milano) pronuncia il “discorso alla città”. “Un’alleanza per costruire il buon vicinato”

Durante il discorso vigiliare nella basilica di sant’Ambrogio, il vescovo di Milano, Mario Delpini, propone quindi “un’alleanza per costruire il buon vicinato”. Cita Papa Francesco (Evangelii gaudium, 71), per poi affermare: “L’alleanza di tutti coloro che apprezzano la grazia di vivere nello stesso territorio è una convocazione generale che non prepara un evento, ma che impara e pratica un’arte quotidiana, uno stile abituale, una intraprendenza semplice. L’alleanza è stipulata non con un documento formale, ma con la coltivazione di una buona intenzione, con la riflessione condivisa sulle buone ragioni, con la vigilanza paziente che contrasta i fattori di disgregazione, di isolamento, di conflittualità”. Tale alleanza chiama a una “specifica responsabilità la Chiesa ambrosiana e le istituzioni pubbliche”, “le Chiese e le confessioni cristiane”, “le religioni che ormai abitano le nostre terre e intendono portare il loro contributo alla costruzione della Milano del domani”. Una “impresa corale”, dunque, che trova nell’“arte del buon vicinato” il suo “presupposto”. “Abitare nello stesso territorio o addirittura nello stesso condominio, non garantisce – dice Delpini – circa la predisposizione ad essere ‘buoni vicini’. È necessario che sia condivisa la persuasione che il legame sociale, la cura di sé, della propria famiglia, della gente che sta intorno è la condizione per la vivibilità, la sopravvivenza, lo sviluppo mio e della società”. “Si tratta di contrastare la tendenza individualistica di cui si è ammalata la nostra società”.
In tale direzione mons. Delpini individua un compito per le istituzioni pubbliche: “Si tratta infatti di chiedersi quali case meritano di essere costruite? Quali infrastrutture sono prioritarie? Quale gestione degli spazi, del verde, dei servizi deve essere perseguita? Quali servizi alla persona (educativi, sociali, sociosanitari e sanitari) devono essere garantiti (per tutta la vita e per la vita di tutti)?… Come favorire lo sviluppo di relazioni e di legami, incrementando in questo modo il grado di sicurezza delle persone che vivono in quel quartiere?”. Ma “il buon vicinato è frutto di una arte paziente e tenace, quotidiana e creativa”, perché “l’accelerata e inedita epoca di cambiamenti che stanno interessando le nostre terre ci invita a qualche cosa di straordinario”. Delpini cita le Scritture e prosegue: “L’arte del buon vicinato comincia con uno sguardo. Ecco: mi accorgo che esisti anche tu, mi rendo conto che abiti vicino. Mi accorgo che hai delle qualità e delle intenzioni buone: anche tu vorresti essere felice e rendere felici quelli che ami. Mi accorgo che hai bisogno, che sei ferito: anche tu soffri di quello che mi fa soffrire”.
“L’arte del buon vicinato pratica volentieri il saluto e l’augurio, il benvenuto e l’arrivederci”; “si esprime in forme di rispetto e attenzione che non si accontentano delle regole della buona educazione”; “esercita una spontanea vigilanza sull’ambiente in cui si vive e su quanto vi accade” e “non si accontenta di una porta blindata per garantirsi la sicurezza, ma si sente rassicurato dalle relazioni di reciproca attenzione che si sono stabilite e sono state custodite”. In questo percorso anche “pagare le tasse” diventa “un contribuire a costruire la casa comune, anche se il sistema fiscale del nostro Paese necessita di una revisione profonda”.

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